Dharana, la Concentrazione profonda: Cos’è e come si pratica

Dharana è il nome del sesto stadio del Raja Yoga: la tua realizzazione si avvicina sempre di più ogni volta che apprendi un nuovo livello.

Questo sesto stadio ti insegnerà a stabilizzare la mente in uno stato di calma e concentrazione totale, di “fermezza inamovibile” libera dalla negatività che ti circonda. Scopriamo come.

Significato di Dharana

Dhāraṇā è un termine sanscrito (धारणा) che si traduce con “concentrazione”. La sua radice è dhri, che significa trattenere, mantenere. Si riferisce alla positività del pensiero, quindi la traduzione è simile a “mantenere la concentrazione” su un singolo pensiero.

Tramite l’applicazione dei cinque stadi di cui hai letto in precedenza, sarai in grado di applicarti a questo sesta tappa del Raja Yoga senza alcun problema: lo scopo centrale di Dharana infatti è riuscire a concentrarsi su un singolo oggetto o pensiero tralasciando tutto il resto.

Tale livello di concentrazione non sarebbe possibile senza prima aver assimilato i passaggi precedenti e, anzi, rischierebbe di trasformarsi in qualcosa di pericoloso se l’oggetto della concentrazione è qualcosa di negativo o scorretto. La focalizzazione sul singolo pensiero dovrebbe invece favorire l’estraneazione da queste influenze negative, rendendo Dharana una sorta di “scatola mentale” dentro la quale esiste soltanto il soggetto della nostra concentrazione.

Ma andiamo a scoprire più nello specifico come funziona questa focalizzazione estrema della mente.

Come funziona Dharana

Ti ho già anticipato in cosa consiste Dharana: è una tecnica che ti permette di focalizzare tutte le tue energie e tutta la tua attenzione su un singolo soggetto da te scelto.

Nonostante il precedente stadio, Pratyahara, sembri puntare all’estraneazione dei sensi e quindi ad una sorta di “fuga” da ciò che proviamo, non deve trarti in inganno: esso è infatti l’anticamera, il rito di passaggio tra gli stadi che hai appreso finora e quello che stai per imparare adesso, poiché è proprio grazie a questa disciplina di “estraneazione” dai sensi che potrai concentrarti al massimo.

Potremmo definire Dharana come una “pratica teorica”: lo scopo di questa concentrazione infatti non è l’oggetto su cui ci stiamo focalizzando, ma la sua essenza. Pensare ad un singolo soggetto onde evitare tutte le possibili interferenze esterne e, nonostante ciò, rimanere estraniati dal soggetto stesso. Questo vuol dire che non devi concentrarti sull’oggetto in sé, ma usarlo come mezzo per estraniarti da ciò che ti circonda.

Comprendere l’essenza degli oggetti

cristalli curativi

Come esempio semplicistico, potresti concentrarti su un muro di mattoni. All’inizio potresti pensare che non c’è molto da osservare: la tua mente sarà ancora in modalità “pilota automatico”, i soliti pensieri la affolleranno.

A quel punto dovrai focalizzare tutta la tua attenzione sul muro, continuando a fissarlo nella tua mente, sempre più da vicino, sempre più nei dettagli.

Magari comincerai a vedere le minuscole crepe che si disegnano su ogni singolo blocco.

Queste crepe dovranno riempire la tua mente per diradare gli altri pensieri, saranno il mezzo per svuotare la mente. E allora cosa ci sarà nella tua testa alla fine? Soltanto un muro di mattoni.

Questa tecnica di concentrazione serve a raggiungere la realizzazione: dovrai imparare a concentrarti sull’essenza intrinseca di un oggetto, sulla sua rappresentazione nell’universo.

Un aiuto che spesso risulta estremamente utile in questa pratica è quello di concentrarsi non solo sugli oggetti, ma anche sulle energie.

Imparare a concentrarsi sul Prana, sulle Nadi e sui Chakra è un ottimo esercizio che non solo ti consentirà di sentire la tua stessa energia scorrere, ma sarà anche un ausilio per imparare a focalizzarti su ciò che esiste indubbiamente ma che è immateriale, non ha forma fisica e non può essere percepito se non con la nostra mente e il nostro spirito.

Questi due esempi di concentrazione possono essere riassunti con due termini:

  • Concentrazione verso l’esterno (tutto ciò che è materiale, tangibile ed esterno al nostro essere)
  • Concentrazione verso l’interno (tutto ciò che è dentro di noi o che passa attraverso di noi, come l’energia)

Tecniche di concentrazione

posizione del tuono

Per comprendere meglio questo stadio del Raja Yoga possiamo utilizzare qualche tecnica di concentrazione per “visualizzare” meglio nella nostra mente quello che possiamo fare.

Tecnica del foglio bianco

Una tecnica piuttosto comune che si usa per concentrarsi è quella di visualizzare un foglio bianco nella propria testa: completamente bianco, liscio e vuoto.

Risulta difficile concentrarsi su di uno spazio preciso, poiché essendo vuoto non c’è nulla su cui fissare lo sguardo, sia fisico che mentale. Prova adesso a far comparire un punto nero di dimensioni contenute al centro del foglio: inevitabilmente la tua concentrazione si focalizzerà su quel singolo punto, poiché sarà qualcosa in contrasto col resto dello sfondo.

Questa è un tecnica basilare per imparare a concentrarsi e ti aiuta in ben due modi diversi: primo, concentrando la tua attenzione esclusivamente sul punto nero sarai in grado di acquisire sempre più dettagli, potrai scoprire che non è completamente sferico, potrebbe avere i bordi frastagliati oppure potrebbe essere non proprio nero, ma solo blu scuro.

Il secondo modo in cui ti aiuta è la comprensione e l’eliminazione dello sfondo bianco che, per quanto rimarrà presente, non andrà in alcun modo ad inficiare la tua concentrazione sul punto, ma diverrà soltanto un contorno esterno di nessuna importanza per la mente e, proprio grazie a questa estraneazione, sarai in grado di vederlo per quello che è realmente senza influenze esterne.

Tecnica del flusso d’acqua

Un altro modo in cui Dharana viene concepito è come una tecnica di “controllo del movimento della mente”.

Per capire cosa significa questa frase, prova ad immaginare un flusso d’acqua: come tutti sappiamo, l’acqua scorre imperterrita senza conoscere ostacoli e se ne dovesse mai trovare uno sulla propria strada non farà altro che scavare un nuovo percorso per continuare a scorrere.

In questo esempio Dharana funziona come se fossimo noi a scavare il percorso che l’acqua seguirà, in modo da poterne gestire il flusso e imparare a condurla dove vogliamo che arrivi. Se a questa metafora sostituisci l’acqua con i pensieri, scoprirai che le differenze tra le due sono ben poca cosa.

Tecnica della strada

Un esempio un po’ più pratico che possiamo usare è quello delle uscite autostradali: se siamo in autostrada e ci stiamo dirigendo a casa, al lavoro o ad una cena e conosciamo la strada che stiamo percorrendo, sappiamo benissimo quale uscita dobbiamo prendere per arrivare a destinazione.

Nonostante sai bene quando dovrai uscire, passi vicino ad un sacco di altre uscite che portano in posti completamente diversi rispetto alla tua destinazione, ma più sarai concentrato su quell’unica uscita da prendere, meno le altre avranno significato, finché non smetteranno totalmente di esistere nella tua mente.

Potrebbe esserti capitato, dovendo andare in un posto diverso dal solito, di scoprire l’esistenza di quella strada: eppure era lì anche gli altri giorni, solo non ci avevi mai fatto caso. Dharana funziona proprio in questo modo: focalizzandoti solo e soltanto sull’uscita che ti serve quel giorno, tutte le altre perderanno di significato.

Tecnica del suono

suono campane tibetane

Come ultima tecnica di concentrazione, analizziamo quella più utilizzata dai praticanti di questa disciplina e dai monaci in generale: il suono.

Ogni mantra che si recita è formato da suoni potenti, ben distinti e ripetuti: essendo Dharana uno “sforzo di equilibrio mantenuto, prolungato” focalizzare la propria attenzione su suoni lunghi e stabili, come la sillaba “om” (ॐ) presente in tutti i sutra, permetterà di mantenere questo equilibrio costante senza sforzo apparente.

Allo stesso modo, anche il suono delle campane tibetane induce uno stato di rilassamento e concentrazione. Il suono è vibrazione e come tale ci aiuta a sintonizzarci sulla frequenza mentale che desideriamo.

Conclusione

Questa pratica di concentrazione estrema sarà di fondamentale importanza per riuscire a raggiungere la realizzazione finale del Raja Yoga.

Sebbene sia un punto chiave, non potrebbe mai essere applicata senza l’ausilio dei cinque stadi precedenti. Ti sarai privato delle negatività, riempiendo quel vuoto con la disciplina e la correttezza, avrai temprato il tuo corpo nelle forme e nelle posture, scaldandolo e purificandolo tramite il respiro, e avrai padroneggiato i tuoi sensi.

Soltanto tramite questo percorso di realizzazione si apprenderà la capacità di concentrarsi in maniera assoluta: prima su un singolo oggetto ed infine sull’universo.

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