Dove si trovano i Chakra, tra storia e miti da sfatare

dove si trovano i chakra

Potrebbe sembrare una domanda scontata, ma vi siete mai chiesti dove si trovano i chakra?

Negli schemi che vediamo online spesso i sette chakra principali sono collocati in specifici punti del nostro corpo, ma ovviamente non possono essere visti sul piano materiale. Dove sono allora?

Nell’articolo di oggi proviamo a dare una risposta a questa domanda, indagando la storia dei chakra, i falsi miti che li circondano e, infine, il loro rapporto con i diversi piani energetici.

L’incontro tra medicina orientale e occidentale

agopuntura

Quando i medici “occidentali” dovettero confrontarsi con l’agopuntura incontrarono diverse difficoltà.

L’agopuntura stessa ha avuto, del resto, un trascorso a dir poco burrascoso pure in patria, ma quando la medicina occidentale ne vide gli effetti pratici dovette fare i conti con qualcosa che non solo non conosceva, ma che nemmeno capiva.

La più grande esposizione mediatica l’ebbe negli anni settanta, quando un giornalista americano a Pechino ne parlò entusiasticamente, dopo averne beneficiato per gestire i dolorosi postumi di un intervento chirurgico.

Prima considerata una pratica legata alla superstizione e, quindi, al più riconducibile al ben noto “effetto placebo”, da quel momento (e anche prima in realtà), non si poté più relegarla a qualcosa di meramente folkloristico, ma era diventata una pratica che funzionava, anche se non ci si spiegava come!

Differenze culturali

Medici e fisiologi occidentali, infatti, invano cercavano tracce fisiche di quei canali energetici (meridiani) della Medicina Tradizionale Cinese lungo i quali venivano apposti gli aghi; ma questi canali in cui scorre l’energia del corpo (Qi) proprio non si trovavano…

Si, in effetti in alcuni casi pareva che i meridiani seguissero un percorso sovrapponibile – di volta in volta – alla rete linfatica, a quella venosa o nervosa, ma tutto ciò non bastava per spiegare effettivamente la dinamica “causa-effetto” tanto cara alla medicina allopatica.

C’era (e forse c’è) un problema culturale probabilmente incolmabile a livello generale.

La Medicina cinese, come ogni altra tecnica direttamente derivante dalle conoscenze antiche, si è evoluta sulla scorta dell’osservazione empirica, diretta, degli effetti prodotti da una determinata azione, in genere sostenuta da un inquadramento teorico più vicino alla filosofia che alla scienza in senso stretto. In questo modo, pur non giungendo a una conoscenza dettagliata sul funzionamento di un organo, ad esempio, riusciva (e riesce) a coglierne l’essenza.

Lo stesso può dirsi per i chakra. Tutti (più o meno) sappiamo quanti siano, dove siano e cosa facciano, ma se chiedessimo di vederli in una radiografia o coglierli in una tac resteremmo inevitabilmente delusi.

Perché?

La storia dei chakra

I 7 chakra

Prima, doverosamente un po’ di storia… i chakra sono intimamente connessi alla pratica dello yoga. I primi riferimenti sono rinvenibili nei Veda (chakra e correnti energetiche si trovano ad esempio negli Atharva Veda); questi scritti, tuttavia, hanno un’origine ancora più remota, essendo attribuita alla tradizione orale di una tribù indoeuropea che pare avesse invaso l’India durante il 2000 a.C. . Altre ricostruzioni, invece, fanno risalire queste influenze culturali a popolazioni indiane preesistenti e vissute fino a 2000 anni prima, ovvero nel 4000 a.C.

Sta di fatto che si dice che gli Arya abbiano invaso l’India a bordo di cocchi, le cui ruote sono identificate appunto come chakra (la cui ortografia corretta sarebbe cakra, ma che tenendo conto della pronuncia dolce della “c”, ha ben presto acquisito la “h”, diventando “ch”).

Chakra era però anche il simbolo del sole, la grande ruota che – al pari del più nostrano Apollo – attraversava il cielo come un cocchio fiammeggiante di un cakravartin (i dominatori Arya). La ruota indicava anche il ciclo del tempo (kalacakra) ed era il termine impiegato per indicare il circolo tantrico di fedeli.

Lo stesso Vishnu pare fosse sceso sulla terra reggendo, tra le quattro braccia, un loto, una mazza e, appunto, un chakra (anche se, in quel caso, pare che la l’oggetto circolare in questione fosse più un’arma che altro…).

Le Upanishad e gli Yoga Sutra seguirono i Veda (rispettivamente nel 600 e nel 200 a.C.) e in essi si ritrova qualche riferimento ai chakra intesi come “centri psichici della coscienza”.

Ma è nella tradizione Tantrica che i chakra trovano il proprio bacino di cultura più fecondo. Senza dilungarci eccessivamente su questi sentieri, diciamo che fin dal 1919 – quando Arthur Avalon pubblicò il suo “Il potere del serpente” – il fascino dei chakra iniziò a diffondersi in tutto l’occidente.

La collocazione “occidentale” dei chakra

7 chakra significato

Colorati, affascinanti, dotati di una spiccata capacità di stimolare la sensibilità individuale, queste ruote energetiche, come spesso le si sente chiamare, sono ormai parte integrante della cultura popolare occidentale che, in ragione della propria visione irriducibilmente riduzionista, ha convenzionalmente posizionato i primi sette chakra più o meno in corrispondenza dei sette gangli nervosi principali nell’essere umano, ovvero:

  1. 1° chakra – plesso coccigeo
  2. 2° chakra – plesso sacrale
  3. 3° chakra – plesso solare
  4. 4° chakra – plesso polmonare e cardiaco
  5. 5° chakra – plesso faringeo
  6. 6° chakra – plesso carotideo
  7. 7° chakra – plesso celebrale.

Il fatto di trovare una correlazione tra la posizione di un chakra e la presenza di un apparato fisico è – purtroppo – il figlio illegittimo dell’approccio riduzionistico occidentale, ormai attecchito anche in oriente. È un po’ come il cibo orientale che i ristoranti asiatici ci hanno abituato a consumare; c’entra poco con l’originale, ma ha una consistenza e aromi che, tutto sommato, riusciamo ad accettare senza troppo sforzo, pur qualificandoli come “esotici”.

Allo stesso modo cercare una collocazione fisica di un chakra relativamente alla presenza di determinati organi è un’approssimazione.

Infine, più concretamente, sostenere oggi che esista una differenza sostanziale e incolmabile tra ciò che è materia (nell’accezione comune) e ciò che è energia sarebbe decisamente anacronistico.

I principi ondulatori delle più piccole particelle di materia già basterebbero a sfatare questo pregiudizio, senza dover tirare in ballo questioni come la sovrapposizione quantistica di stati o la non località. Di fatto – per quanto parrebbe – tutto, ma proprio tutto-tutto, nella sua natura più microscopica immaginabile è “energia” vibrante.

Dove si trovano i chakra?

esercizi secondo chakra

Ma questo come ci aiuta (se ci aiuta) a compiere qualche passo in avanti verso la localizzazione dei nostri chakra? E non pensate che questo sia un dubbio recente. Lo stesso Arthur Avalon, chiosando l’interpretazione fornita da altri, ipotizza che i chakra siano su “un piano diverso” da quello materiale, seppur a questo intimamente connesso.

L’idea che esistano “piani differenti” al nostro è piuttosto diffusa e impiegata, ahimé, non sempre a proposito.

La nozione di piani paralleli porta facilmente a quella di universi paralleli, legati al concetto di multiverso. Senza scendere – in questa occasione – in interessanti dettagli su questa affascinante concezione dell’universo, per escluderla dal novero delle possibili spiegazioni su dove si trovino i chakra basterà riflettere sul fatto che i differenti piani universali cui si fa riferimento non possono mai venire in contatto l’un l’altro, pena l’annichilimento totale di quegli universi.

Come ogni cosa che viaggia parallelamente a un’altra, è esclusa ogni possibilità di contatto. Dacché parrebbe poco utile sostenere che i chakra si trovino su un “piano differente ma collegato” a quello della nostra forma materiale.

Ma così andiamo poco avanti. Abbiamo bisogno di qualche strumento (logico) in più per sciogliere la matassa e immaginare dove siano esattamente i nostri chakra.

Le quattro dimensioni

energia vitale

Partiamo allora col ricordare che per localizzare qualsiasi oggetto nello “spazio”, tutti noi ci avvaliamo di un sistema tridimensionale, ovvero a tre dimensioni (lunghezza, altezza e profondità).

Con queste tre coordinate è possibile indicare un qualsiasi punto nello spazio (reale o immaginario). A un certo punto, Albert Einstein ha spiegato al mondo come si dovesse aggiungere una quarta dimensione alle tre storicamente conosciute, ovvero il tempo.

D’altra parte, molto intuitivamente, senza un riferimento temporale sarebbe del tutto inutile disporre di quelli spaziali; spazio e tempo sono stati scoperti quindi così legati che parlare dell’uno implica parlare dell’altro, giungendo a immaginare l’esistenza di un campo “spazio-temporale”. Tuttavia, pare proprio che le dimensioni non siano solo quattro.

La comprensione che la materia, oltre i confini della soglia quantica, si dissolve fino a diventare pura energia, una frequenza ondulatoria senza massa, rende anche necessario immaginare dimensioni talmente microscopiche da non poter essere mai raggiunte dai nostri sensi. È la massa, infatti, ciò che “occupa più spazio”.

Dimensioni talmente piccole che non soltanto sembrano non poter essere misurabili ma nemmeno comprensibili, letteralmente. A conti fatti, tuttavia, tutto ciò che sperimentiamo – e che studiamo da millenni – sembra proprio essere il risultato della progressiva agglomerazione di forme di energia sempre più pesanti e affini alla materia da cui siamo tanto dipendenti.

Le stringhe energetiche

Gli indù si riferivano a questa aggregazione progressiva in termini di tattwa, noi oggi parliamo di stringhe di energia. Questa forma primigenia di tutto parrebbe essere senza massa e, quindi, necessitare di spazi davvero minimi per esistere; così minimi – come dicevamo – da non poter nemmeno essere immaginati.

Una dimensione, infatti, è compresa dall’intelletto umano, come qualcosa di intrinsecamente misurabile e, per lo più, in cui muoversi. Basti pensare che le dimensioni convenzionali sono anche descritte come “gradi di libertà”, alludendo alla possibilità di un oggetto di muoversi in quelle direzioni.

Nel caso delle stringhe, però, le cose sono più complesse. Né potremmo relegare la teoria in questione a una mera ipotesi metafisica, come la fredda attenzione che inizialmente la comunità scientifica le riservò. La teoria delle stringhe è una solida ipotesi unificante con cui fare i conti, su tutti i piani, appunto.

E possiede anche notevoli utilità, tra cui – per restare in tema di “dimensioni” – quella di determinare essa stessa il numero delle dimensioni dello spazio-tempo, a differenza delle teorie sull’elettromagnetismo o della relatività, in cui i fisici devono inserire “manualmente” il numero delle dimensioni nelle formule matematiche.

Questo, purtroppo, non significa che la questione sia stata risolta. Infatti, anche la teoria delle stringhe non appare del tutto risolutiva, proponendo l’esistenza di un numero di dimensioni variabile (parecchio) da 10 a 26! La soluzione più plausibile, al momento, parrebbe quella di ritenere che le dimensioni extra siano talmente microscopiche da produrre effetti fisici su un raggio così piccolo da non poter essere (ancora?) rilevate dalle misurazioni sperimentali.

La vera forma dei chakra

uomo ascolta il suo suono interno attraverso il suore

Ma la teoria delle stringhe, che postula anche l’esistenza di un certo numero di diverse forme delle stesse, grazie alle quali l’universo assumerebbe la fisicità cui siamo abituati, ci aiuta anche a fare un ulteriore passo in avanti.

Infatti, fino a oggi siamo portati a pensare come “all’interno” del nostro corpo fisico esistano questi importanti centri energetici; presenti, collegati ma pur sempre intrinsecamente distinti da esso per la propria natura non-fisica.

Tuttavia, ciò che emerge dalla visione attuale è che la prospettiva potrebbe essere completamente rovesciata. Potremmo quindi pensare alla materia come a una delle tante forme dell’energia. In questo senso, sarebbe inutile domandarci come facciano i chakra a seguirci lungo il cammino, in quanto noi stessi non saremmo altro che l’effetto finale della progressiva aggregazione di stringhe energetiche i cui elementi principali potrebbero essere proprio le stringhe!

E, in effetti, la correlazione tra centri emotivi, energetici, psichici e spirituali che ci contraddistingue come esseri umani, potrebbe essere la “somma” (o piuttosto l’iterazione) di alcune forme energetiche primarie: i chakra. In questo senso non sarebbe il corpo a portare in sé i chakra, quanto piuttosto i chakra a esprimersi attraverso il corpo materiale di ciascuno di noi.

Ciò equivale ad affermare che noi stessi siamo espressione dei chakra, nel senso che la vita umana (e biologica) è il risultato di una complessa iterazione energetica che, progressivamente, costituisce atomi, cellule e molecole fino a creare ciò che chiamiamo “corpo”.

Conclusione

Provare a considerare noi stessi come una fittissima rete energetica potrebbe aiutarci, forse, a comprendere meglio il perché di tante circostanze e reazioni.

E, come si diceva in premessa, anche senza aver descritto nel dettaglio (se mai sarà possibile) il funzionamento di un organo così complesso come l’essere vivente, davvero possiamo escludere che l’antica conoscenza dei chakra non ne avesse colto l’essenza più profonda?

Lettura consigliata

Il potere del serpente
  • Avalon, Arthur (Author)

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3 Commenti

  1. says: Pamela

    I Chakra sono il cuore della nostra energia. Dovrebbero essere studiati fin dall’infanzia poiché il nostro equilibrio psicofisico dipende anche da loro. Chissà che un giorno non si arrivi a percepirli e a conoscerli così bene da poter prevenire i blocchi energetici e quindi le malattie.
    Grazie Michele per i tuoi articoli sempre ispiranti.
    Namastè

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