È ufficiale: la meditazione cambia il nostro cervello

Un nuovo studio dell'Università di Pisa svolto in un monastero in India rivela come la meditazione modifica l'attività cerebrale. Scopriamo i risultati.
monaci tibetani

Un recente studio scientifico pubblicato il 2 maggio 2024 sulla rivista scientifica “Frontiers in Psychology” ha indagato i cambiamenti neurali della meditazione praticata dai monaci tibetani, rivelandoci ancora una volta come questa pratica millenaria influenzi profondamente la mente umana.

I ricercatori dell’Università di Pisa hanno collaborato con il monastero di Sera Jey, in India, per studiare i monaci durante le loro intense sessioni di meditazione.

Utilizzando strumenti come l’elettroencefalogramma, i ricercatori hanno scoperto differenze significative nei modelli di attività cerebrale tra la meditazione concentrativa e quella analitica, fornendo nuove prospettive sul potere trasformativo della meditazione.

In questo articolo esploriamo i dettagli di questo affascinante studio e i suoi risultati.

Contesto dello studio

monaci tibetani in meditazione

La ricerca è stata condotta da un team di ingegneri e psicofisiologi dell’Università di Pisa per esplorare i correlati neurali (ovvero i cambiamenti del cervello associati a particolari stati mentali) delle principali pratiche di meditazione tibetana: la meditazione concentrativa e la meditazione analitica.

Prima di proseguire, spieghiamo brevemente di seguito la differenza tra queste due tecniche di meditazione.

Cos’è la meditazione concentrativa?

La meditazione concentrativa consiste nel focalizzare l’attenzione su un singolo punto o oggetto, come il respiro, una parola (mantra), una candela accesa, o un suono.

L’obiettivo è sviluppare una maggiore capacità di concentrazione e di mantenere la mente tranquilla e focalizzata.

Cos’è la meditazione analitica?

La meditazione analitica implica l’uso della mente per esaminare un tema specifico, un problema, o una domanda. Questo tipo di meditazione può includere riflessioni filosofiche o spirituali.

L’obiettivo è sviluppare una comprensione più profonda e una saggezza interiore riguardo al tema scelto.

due tipi di meditazione: concentrativa a sinistra e analitica a destra

Obiettivi dello studio

La ricerca mirava a comprendere meglio come queste pratiche influenzano l’attività cerebrale, utilizzando l’elettroencefalografia (EEG) per misurare le variazioni della densità spettrale di potenza durante le sessioni di meditazione.

Lo studio, iniziato nel 2018, si è avvalso della collaborazione con la comunità di monaci del monastero Sera Jey in India, fornendo un’opportunità unica per analizzare praticanti esperti in un contesto “autentico”. Si tratta infatti del primo studio che può vantare un gruppo di praticanti così omogeneo e specializzato.

I monaci tibetani sono noti per le loro sessioni di meditazione avanzate e prolungate, che possono durare fino a 8 ore al giorno e offrono un’opportunità unica per studiare come queste pratiche possano influenzare la struttura e la funzione cerebrale.

In particolare, gli scienziati erano interessati a comprendere come la meditazione concentrativa e analitica possa modulare l’attività neuronale e migliorare il benessere psicologico e cognitivo.

Questo tipo di ricerca è fondamentale per rivelare i meccanismi neurologici alla base della meditazione e potenzialmente applicare queste conoscenze per migliorare la salute mentale e il benessere nella popolazione generale.

Metodologia

Preparazione dell’elettrocencefalogramma durante lo studio. Credits: Università di Pisa

Il team di ricerca ha trascorso periodi prolungati con i monaci, utilizzando dispositivi indossabili e non invasivi per misurare i parametri fisiologici durante le sessioni di meditazione.

L’elettroencefalogramma è stato utilizzato per monitorare l’attività cerebrale, e al contempo sono state rilevate la frequenza cardiaca e respiratoria per completare il quadro fisiologico e osservare come la meditazione influenzi il sistema nervoso autonomo.

Durante lo studio, i monaci hanno partecipato a sessioni di meditazione sia concentrativa che analitica.

L’analisi dei dati raccolti ha richiesto l’applicazione di modelli matematici complessi per identificare le differenze tra i due tipi di meditazione.

Risultati

Lo studio ha rivelato che la meditazione ha un impatto significativo sul funzionamento del cervello dei monaci tibetani.

Uno dei principali risultati è stato l’aumento dell’attività nelle onde gamma, che sono associate alla coscienza, alla memoria e all’attenzione. Questo aumento era particolarmente evidente durante le sessioni di meditazione analitica, suggerendo che la riflessione profonda su concetti filosofici e spirituali stimola l’attività cerebrale in modo intenso.

Un altro risultato interessante riguarda la meditazione concentrativa, che ha mostrato un potenziamento delle onde alfa, legate a uno stato di rilassamento vigile. Questo risultato indica che la meditazione concentrativa aiuta a raggiungere un equilibrio tra rilassamento e attenzione focalizzata.

Differenze nelle onde cerebrali tra la meditazione analitica (in alto) e quella concentrativa (in basso) misurate tramite EEG. Credits: Università di Pisa
Differenze nelle onde cerebrali tra la meditazione analitica (in alto) e quella concentrativa (in basso) misurate tramite EEG. Credits: Università di Pisa

Inoltre, lo studio ha evidenziato che i monaci con oltre 20.000 ore di pratica meditativa alle spalle mostrano cambiamenti strutturali nel cervello, come un aumento della densità della materia grigia in regioni associate all’attenzione e alla gestione delle emozioni.

Questi cambiamenti suggeriscono che la pratica meditativa prolungata può portare a un miglioramento delle capacità cognitive e a una maggiore stabilità emotiva.

Conclusione

Questo studio rappresenta un importante passo avanti nella comprensione degli effetti della meditazione sul cervello umano. Ancora una volta, conferma i numerosi benefici che altri studi e ricerche nel corso degli anni hanno portato a galla.

Ormai è ampiamente provato alla scienza: la meditazione è a tutti gli effetti in grado di “riprogrammare” il nostro cervello e renderci più equilibrati e resilienti – e questo è un risultato straordinario per una pratica che non richiede spese, ausili esterni o farmaci, ma solo tanta costanza e pratica.

E non c’è bisogno di diventare monaci tibetani per riuscirci. Bastano davvero pochi minuti al giorno, tutti i giorni, per aumentare le nostre capacità cognitive, la nostra attenzione e l’auto consapevolezza.

Fonti e riferimenti

Questo sito è gratuito e senza pubblicità

Tutti i contenuti sul nostro sito sono al 100% gratuiti e senza banner pubblicitari.

È una scelta consapevole per offrirti una migliore esperienza di navigazione.

Contiamo sull’aiuto dei nostri lettori per continuare a mantenere attivo questo portale, producendo sempre più articoli e risorse sulla meditazione e la crescita personale.

Ecco come puoi sostenerci:

5 Responses

    1. Articolo davvero illuminante.
      Ho sempre pensato che la meditazione possa venire in aiuto nell’ affrontare malattie cerebrali.
      Se ci sono studi che entrano più nello specifico ( x es. quali malattie rispondono meglio meditando costantemente) me li girate? Grazie 🙏🏻

  1. Articoli che davvero illuminano, grazie. Ora so che pratico la meditazione analitica: non ne ero consapevole, pensavo di fare qualcosa di sbagliato ma mi viene talmente naturale, a dire il vero è la mia modalità di pensiero.. c’è qualche testo che ne parla? E che differenze ci sono, se ci sono, con la contemplazione? (io quello credevo di fare). Grazie infinite. ❤️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *