Huna: L’antica filosofia hawaiana e i suoi sette principi fondamentali

huna filosofia hawaiana

“Chiunque usi gli occhi per vedere e gli orecchi per sentire deve arrivare alla conclusione che il nostro mondo e l’intero universo operano sulla base di alcuni principi fondamentali.”

La padronanza del sé nascosto – guida alla saggezza hawaiana, ed. Il punto di incontro, 2014

Così si esprime Serge Kahili King, uno dei più accreditati sciamani contemporanei hawaiiani. Oltre a diffondere la cultura hawaiiana in molte forme, King ha fondato l’Aloha International, una rete mondiale di consulenti, esperti, insegnanti e studiosi con lo scopo di condividere la consapevolezza Huna.

Huna, che significa letteralmente “segreto” in hawaiano, è un’antica filosofia che consente a una persona di connettersi alla sua più alta saggezza interiore. Comprendere e utilizzare i fondamenti, o “sette principi”, di Huna ha lo scopo di portare guarigione e armonia attraverso il potere della mente.

In questo articolo scopriamo quali sono i sette principi fondamentali dell’Huna e i loro significati, analizzandoli uno ad uno.

Huna: Perché sette principi?

donne hawaiane danzano

Non è raro che i “principi fondamentali” di qualche religione o visione spirituale, pur se semplici e numericamente ristretti all’origine, siano stati poi nel tempo ampliati, modificati se non addirittura distorti.

Buddha individuò, ad esempio, otto chiari passi per giungere alla consapevolezza del “Sé”. Analogamente, Mosè scese dal monte Sinai con dieci semplici comandamenti. Cristo stesso restrinse l’intero corpo della Legge a due soli comandamenti.

E così anche l’Huna, un’antica visione spirituale originaria delle isole del Pacifico (e forse, ritiene qualcuno, addirittura risalente al mitico continente Mu) presenta sette semplici principi fondamentali.

A differenza di altre religioni, tuttavia, l’Huna è privo di sovrastrutture organizzative e caratterizzato da un particolare senso di praticità, di auto-critica nonché di una certa ironia. Ecco dunque i sette principi fondamentali dell’Huna nella loro traduzione più letterale:

I sette principi fondamentali dell’Huna

principi dell'huna

  • IKE: il mondo è come tu pensi che sia.
  • KALA: non ci sono limiti, tutto è possibile.
  • MAKIA: l’energia va dove si dirige l’attenzione.
  • MANAWA: adesso è il momento del potere.
  • ALOHA: amare è essere felici con/insieme.
  • MANA: tutto il potere viene da dentro.
  • PONO: l’efficacia è la misura della verità.

Innanzitutto, occorre comprendere come ciascun principio possa essere letto e interpretato a due livelli. Nella più pura tradizione dell’Huna (delle parole segrete o nascoste) ogni parola può avere più di un significato. Entrambi i livelli posseggono una propria intrinseca autenticità e valenza, ma è solo attraverso quello “segreto” che i Kahuna (sciamani) riuscivano ad accedere a grandi poteri.

Guardiamoli uno alla volta, partendo in questa occasione dal primo di questi, ricordando sempre come essi debbano essere letti e interpretati in modo organico, come se fossero parti inseparabili di un unico essere vivente.

Ike, il principio di base

spiritualità

IKE (letteralmente traducibile come “sapere”), Il mondo è come tu pensi che sia.

È il principio di base, le fondamenta che reggono un intero sistema fisico, oltre che filosofico o spirituale. Al livello base Ike ci ricorda che siamo noi decidere il nostro rapporto con il resto del mondo materiale.

Un evento o una persona è quello che è, ma è la nostra percezione ad attribuirvi significati e valori.

Sull’autobus una persona che non conosciamo ci lancia uno sguardo. Era una minaccia? Non ci ricordiamo chi sia? Era un gesto di ammiccamento? A prescindere dalle reali intenzioni di quella persona, siamo noi a decidere (più o meno consapevolmente) come interpretare quel gesto. Da questa valutazione iniziale dipenderà probabilmente la “storia” delle nostre relazioni con quella persona e, potenzialmente, con imprevedibili echi nell’intero universo.

A questo livello Ike è la nostra prospettiva. Cambiando il punto di osservazione cambia la nostra prospettiva. Se ciò che vediamo ci crea disagio, sta a noi concederci di osservarlo da un’altra angolazione. È, questo, un approccio che modernamente definiremmo psicoterapeutico.

Le influenze esterne

Consideriamo inoltre che il nostro punto di vista non è consapevole, ma deriva da profondi legami con il nostro passato e con il mondo che ci circonda. In questo senso, molto frequentemente non siamo noi a decidere la nostra prospettiva.

Le nostre esperienze pregresse, la nostra cultura, la pressione delle convenzioni sociali, i nostri ideali politici o religiosi sono tutti elementi che – con grandissima probabilità – orientano la nostra visione in una o un’altra direzione.

Più forti e profonde (magari perché ricevute lontano nel tempo, quando eravamo molto giovani) sono le pressioni, tanto più esse appaiono trasparenti ai nostri occhi. Anzi, non appaiono proprio, perché il loro radicamento, nel tempo, ci porta ad una immedesimazione totale con esse.

Perdendo così la consapevolezza della scelta iniziale (ho deciso io di credere in quella fede, ho deciso io di pensarla in quel modo) perdiamo anche la possibilità di prenderne le distanze, diventandone esecutori inconsapevoli, veri robot che eseguono programmi e routine.

Riprendere coscienza di noi stessi

rinascita spirituale

In funzione di ciò, in noi esiste un radicato disallineamento tra ciò che è nei fatti (realtà oggettiva) e ciò che vorremmo fosse (realtà ideale). Il nostro ideale di bellezza fisica, ad esempio, difficilmente potrà trovare un completo riscontro nella realtà dei fatti. È per questo che si tratta di “ideali”, di mete realisticamente irraggiungibili.

Ad esempio, il “nostro” ideale di affermazione sociale è di “possedere” più beni status possibili (grandi case, macchine potentissime, smartphone molto più sofisticati di quanto potremo mai usare); aneliamo a tutto ciò e, giorno dopo giorno, lavoriamo e spesso ci indebitiamo per comprare qualcosa che, plausibilmente, utilizzeremo in misura modesta.

A parte la fatica – fisica, mentale ed energetica – che ciò ci arreca, non sempre riusciamo a raggiungere tutti i “nostri” obiettivi. Questa condizione, allora, genera in noi un sentimento di inadeguatezza e un senso di colpa.

Trasferendo la nostra gratificazione sociale a qualcosa che non potrà mai essere raggiunto fino in fondo (ci sarà sempre un’auto più potente, una casa più grande, un orologio più prezioso) mettiamo le basi per essere sempre insoddisfatti di noi stessi e, quindi, per sentirci in colpa per non aver raggiunto i nostri obiettivi.

A questo livello Ike ci aiuta a riprendere consapevolezza di noi stessi, ricordandoci che il mondo è come noi pensiamo che sia.

Distaccarsi per cambiare punto di vista

svuotare la mente con la meditazione

Comprendendo e accettando questa verità possiamo allora iniziare a osservarci per riconoscere le nostre personali routine. Possiamo iniziare ad accorgerci di quando siamo davvero alla guida dei nostri passi piuttosto che camminare con il pilota automatico, verso obiettivi inseriti da altri.

Compreso ciò potremo operare non solo un distacco consapevole dalle nostre memorie, liberandoci dei sensi di colpa e di inadeguatezza, ma saremo anche in grado di cambiare la nostra prospettiva. Ciò che prima ci arrecava dolore coì diventa una occasione di sviluppo. Solo in questo modo possiamo infrangere quei legami interiori che ci limitano nell’espressione quotidiana delle nostre infinite possibilità.

Le tecniche proposte dall’Huna e dal (più noto) Oponopono ci sostengono nella concentrazione, nel distacco dal pensiero e nella liberazione dei nostri programmi interiori. In particolare, il mantra ha la capacità di interrompere il flusso dei pensieri automatici, resettando così la nostra mente cosciente e mettendoci nelle migliori condizioni di ascolto possibile.

L’auto-osservazione e la crescita della consapevolezza ci aiuteranno quindi nel distinguere noi stessi dalle nostre programmazioni interiori.

Il secondo livello di Ike

A un secondo livello, il significato di Ike si fa più metafisico e, se vogliamo, più estremo.

Affermare che il “mondo è come tu pensi che sia” significa affermare anche la possibilità, per ciascuno di noi, di cambiare concretamente il mondo, il nostro mondo. Non si tratta di adottare una visione orientata al soggettivismo assoluto, quanto piuttosto di ammettere la possibilità che al nostro pensiero sia rimesso il potere di manifestare la realtà stessa.

In questo senso, il pensiero sarebbe capace di creare tanto la realtà percepita quanto quella sperimentata. Non a caso, spesso, questo principio viene letto come una delle declinazioni più antiche della “legge di attrazione universale”.

Di fatto i Kahuna credono nella capacità creativa del pensiero (cosciente) e, come provo a sintetizzare nella parte dedicata alla “Pratica”, esistono molti modi in cui trasferire ciò che viene pensato da ciò che viene fisicamente percepito, per passare cioè da un piano energetico e sottile a quello materiale e percepito dai nostri cinque sensi.

Una mera fascinazione spirituale, per i più, o forse no?

Concludiamo con una riflessione che, forse potrebbe aiutarci:

Finché non si è raggiunta la consapevolezza di essere liberi, molto di quello che accade dentro di noi avviene intorno a noi.

Nelle prossime settimane esploreremo uno ad uno gli altri sei principi dell’Huna.

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1 Commenta

  1. says: Antonella

    Michele grazie!
    Sai che adoro i tuoi articoli che ogni volta mi coinvolgono, incuriosiscono e aprono la mia mente… Grazie anche a tutto lo staff di meditazione zen, perché ogni articolo è interessante. Ogni volta mi perdo nei “rimandi”. Grazie, grazie, grazie!
    Antonella

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