La Legge del Contrario: Cos’è e come può migliorare la tua vita

Scopriamo la legge del contrario e le sue dinamiche: cos'è, come funziona e come possiamo applicarla alla nostra crescita personale.
legge del contrario

Cosa significa pensare al contrario?

Partire dal traguardo anziché dal nostro stato attuale è qualcosa che non siamo abituati a fare spesso. La legge del contrario sfida i nostri paradigmi mentali abituali e apre le porte a un nuovo modo di vedere e vivere la vita.

In questo articolo scopriamo tutti i meccanismi di questa “legge zen” e vediamo come applicarla per migliorare le nostre vite.

Legge del contrario: come funziona?

pausa durante il lavoro al pc

La legge del contrario (conosciuta anche come “legge di inversione” o “legge dello sforzo inverso”) è un principio articolato dal filosofo inglese Alan Watts, che per anni ha studiato il taoismo e il buddismo zen.

L’idea alla base è questa: se inizi dalla fine, avrai tutto il necessario per arrivarci.

A prima vista può sembrare un’affermazione strana e criptica. Ma se ti soffermi a pensarci per un attimo, ha molto senso: perché prodigarci a cercare una felicità non meglio definita, anziché decidere di partire dal traguardo?

Questo principio è molto simile al Wu Wei del Taoismo, che predica la via della “non azione” in contrapposizione alla smodata e instancabile ricerca della felicità alla quale siamo abituati.

I nostri continui tentativi di eliminare la negatività dalle nostre vite non solo si rivelano spesso vani, ma ci fanno anche sentire perennemente insoddisfatti.

Per queste ragioni una “via negativa” verso la felicità ci aiuta ad apprezzare maggiormente l’incertezza e ad accogliere il fallimento, rendendoci più liberi e gioiosi.

“Se cerchi di stare a galla, vai a fondo; se invece cerchi di immergerti, galleggi. Questa insicurezza è proprio il risultato dei nostri tentativi di sentirci sicuri.”

– Aldous Huxley

I dieci principi

La legge del contrario può essere a sua volta divisa in dieci principi. Eccoli di seguito:

  1. Controllo: Ci sentiremo più impotenti quanto più proveremo a controllare i nostri sentimenti e impulsi. Le nostre vite emotive sono caotiche e spesso incontrollabili. Il nostro desiderio di controllarle aggrava il problema. Più accettiamo le nostre emozioni e impulsi, meglio saremo in grado di controllarli ed elaborarli.
  2. Libertà: Ironicamente, il nostro costante desiderio di maggiore libertà ci limita. Possiamo esercitare veramente la nostra libertà solo scegliendo e impegnandoci in determinate azioni e obiettivi.
  3. Felicità: Diventiamo meno felici quando cerchiamo di essere felici. Accettare l’insoddisfazione ci rende felici.
  4. Sicurezza: Cercare di sentirci il più al sicuro possibile non fa che aumentare il nostro senso di insicurezza. È solo sentendoci a nostro agio con l’incertezza che possiamo davvero tranquillizzarci.
  5. Amore: Più cerchiamo di farci amare e accettare dagli altri, meno lo faranno e, soprattutto, meno amore e accettazione avremo per noi stessi.
  6. Rispetto: Più ci aspettiamo che gli altri ci rispettino, meno ci rispetteranno. Più rispettiamo gli altri, più saremo rispettati da loro.
  7. Fiducia: Più cerchiamo di persuadere le persone a credere in noi, meno è probabile che lo facciano. Più riponiamo la nostra fiducia negli altri, più loro rporranno la loro fiducia in noi.
  8. Autostima: Creeremo più insicurezza e ansia se cercheremo a tutti i costi di sentirci meglio con noi stessi. Più ci sentiremo a nostro agio nella nostra pelle e più accetteremo i nostri difetti.
  9. Cambiamento: Più desideriamo di cambiare noi stessi, più ci sentiremo inadeguati. Più ci accettiamo, più cresceremo e ci evolveremo.
  10. Significato: Diventeremo più ossessionati da noi stessi e più superficiali se cercheremo di assegnare un significato o uno scopo più profondo alle nostre vite. Più cerchiamo di fare la differenza nella vita delle altre persone, più profondo sarà il nostro impatto.

“Più cerchi di sentirti sempre meglio, meno soddisfatto diventi, poiché perseguire qualcosa non fa che rafforzare il fatto che quella cosa ti manca in primo luogo.”

– Alan Watts

L’ossessione per la scarsità

strumenti mindfulness

Una tra le più peculiari esperienze umane è lillusione collettiva della ricchezza esterna. Fin da piccoli la società ci insegna ad associare l’acquisizione di cose esterne a un maggiore appagamento.

Pensiamo spesso che cambiando le nostre circostanze esterne, come oggetti o denaro, aggiustamenti fisici o ambiente, ci libereremo fondamentalmente dal nostro senso di mancanza.

La legge del contrario dimostra che la realtà è tutto l’opposto. Ci sentiamo “inferiori” proprio ​​a causa della nostra perenne insoddisfazione per le circostanze attuali. Più siamo insoddisfatti, più soffriamo. Di più cambiamenti abbiamo bisogno per essere soddisfatti, meno riusciremo ad arrivare a quello “stato ideale” creato dalla nostra mente.

Per farti un esempio, immagina di aver fissato l’obiettivo di diventare milionario perché credi che ti renderà felice.

Stabilire un tale obiettivo non significa solo che raggiungerlo richiederà molto sforzo, ma anche che essere così lontano dal possedere quella cifra ti renderà infelice. Farai perennemente dei paragoni mentali tra la tua vita attuale e quella ideale. Ti sentirai povero e indegno, a prescindere dai tuoi successi, perché nulla sarà all’altezza di quell’obiettivo finale.

Di conseguenza, aumentare la quantità di denaro necessaria per essere felice ti farà sentire ancora più inadeguato. Invece, abbassare la soglia ridurrà i tuoi sentimenti di inadeguatezza perché il risultato sarà molto più vicino a dove ti trovi ora. Eppure continuiamo a fissare l’asticella in alto, spesso molto al di sopra della nostra posizione attuale, condannadoci ad un profondo e duraturo senso di inadeguatezza.

La volontà irrazionale

donna si prende la testa tra le mani

La propensione umana a volere sempre di più può sembrare quasi illogica.

Secondo il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, vogliamo ciò che vogliamo perché noi, come ogni altra cosa nell’universo, siamo manifestazioni della volontà di vivere – o più semplicemente della volontà.

Secondo Schopenhauer, la “volontà” è uno sforzo irrazionale, senza scopo e senza fine, che ci porta a una vita di sofferenza tale da non poter essere alleviata da nulla che il mondo abbia da offrire. Di conseguenza, abbiamo un desiderio patologico di avere più di quello di cui abbiamo bisogno. Siamo guidati da un costante senso di scarsità.

La mancanza è percepita dalla mente perché crede che il momento presente sia insufficiente; manca qualcosa, ma non si sa cosa. Quindi continuiamo a cercare conforto in situazioni che percepiamo come più piacevoli. Tuttavia, una volta arrivati a quelle situazioni, ci troviamo nello stesso stato di insoddisfazione dal quale abbiamo tentato di fuggire.

Quindi come possiamo ottenere ciò che vogliamo?

donna legge un libro su una sedia sospesa in macramè

Accettare un’esperienza negativa è un’esperienza positiva. Combattere un’esperienza negativa, invece, significa soffrire due volte.

Hai mai provato a tutti i costi ad addormentarti perché sapevi di doverti svegliare presto? Molto probabilmente i tuoi sforzi sono stati vani e hai soltanto alimentato ulteriormente la tua insonnia. Ti addormenterai solo se smetti di provarci. E lo stesso principio vale per tutti gli altri sforzi coscienti.

Saremo felici quando smetteremo di cercare di essere felici e accetteremo che non abbiamo bisogno di nient’altro rispetto a ciò che già abbiamo. Quando smetteremo di cercare di essere ricchi, saremo in grado di vivere in abbondanza perché ci accontenteremo del nostro patrimonio e qualsiasi cosa in più sarà un bonus. Di conseguenza, l’unico modo per ottenere ciò che vogliamo è smettere di volerlo.

Questa parabola zen che spiega come pulire l’acqua torbida illustra molto bene questa idea paradossale:

Facciamo finta di cercare il fondo di uno stagno con acqua torbida. Possiamo mescolare l’acqua o usare le mani per rimuovere la torbidità, ma nessuno di questi metodi funzionerà.

L’unico modo per vedere il fondo è aspettare che la sabbia si depositi e l’acqua torni limpida.

I nostri desideri, pensieri e insoddisfazione sono rappresentati dalla torbidità dell’acqua. Il nostro desiderio di felicità è simboleggiato dal movimento nell’acqua e dai tentativi di rimuovere la torbidità.

‘Vedere il fondo’ denota contentezza, che può essere raggiunta solo lasciando che la torbidità si dissolva da sola. Di conseguenza, smetti di tentare di ottenerlo e lo avrai.

Conclusione

Conoscere i meccanismi della legge del contrario non implica che non dovremmo mai fissare obiettivi, avere ambizioni o perseguire il cambiamento. Ci sono probabilmente un numero infinito di ragioni per cui dovremmo apportare cambiamenti positivi nel mondo e non accettare lo status quo.

Tuttavia, questa legge ci insegna a non lasciarci ingannare dall’idea che perseguire la felicità porti alla felicità. È l’esatto opposto. E con questa conoscenza possiamo accedere ad un beato stato di “non volere” che ci porta ad essere più calmi, riflessivi e saggi.

Per citare Alan Watts, “il mistero della vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da vivere”.

Letture consigliate

Diventa ciò che sei
  • Watts, Alan W. (Autore)
La via dello zen
  • Watts, Alan W. (Autore)

Ultimo aggiornamento 2024-04-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

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