La Via del Dōjō (la Sala della Via) – primo capitolo 5/5 (9)

Rimini, primi anni ottanta del secolo scorso.
I ragazzi che avevano vent’anni nel 1980 sentivano l’entusiasmo scorrere sotto la pelle e non c’era niente di più elettrizzante che entrare nella corrente, farsi trasportare dall’onda increspata delle opportunità, correre ancora più veloci nelle azzurre giornate estive e arrivare alla notte profonda in un lampo, fino all’alba.

Proprio in quegli anni, nella città delle vacanze si apriva un nuovo capitolo, iniziava una storia inedita, qualcosa che, pare, non sia mai accaduto prima.
Sorgeva una Sala della Via, un Dōjō Zen di tradizione Sōtō.

“Il Dōjō è il luogo in cui si pratica Zazen, bodhimanda in sanscrito, ‘luogo di Saggezza’. L’ambiente è calmo, sereno, il silenzio è perfetto. Nulla deve attirare lo sguardo, affinché lo spirito non sia distratto”

– Il pensiero religioso di Taisen Deshimaru Roshi di Taiten F. Guareschi, edizioni Il Cerchio, 1988 pag.30

La Scuola Zen Sōtō, di tradizione buddhista cinese, venne introdotta in Giappone grazie al Venerabile Dōgen Zenji, che nel 1243 fondò il tempio di Eihei-ji, uno dei più importanti monasteri zen del mondo, tutt’ora esistente, riferimento principale a livello internazionale per la formazione monastica.

Al Dōjō Zen di Rimini nel 1984 si facevano le prime esperienze della nobile tradizione zazen shikantaza, meditazione senza scopo, senza oggetto.

“Il termine Shikantaza è composto da quattro ideogrammi ma Shikan e taza si possono isolare: Shikan – semplicemente, intensamente, senza oggetto, taza – essere seduti. Essere seduti intensamente, osservando senza oggetto.”

– Il pensiero religioso di Taisen Deshimaru Roshi di Taiten F. Guareschi, edizioni Il Cerchio, 1988 pag.127

Il Dōjō Zen di Rimini
Il Dōjō Zen di Rimini

Com’era potuto accadere?
Un gruppo di giovani ispirati aveva invitato un monaco zen di origine italiana, Fausto Taiten Guareschi, ad impartire insegnamenti sulla storia e sulla meditazione zen. Allora lui, mensilmente, dalla provincia di Parma partiva in treno per arrivare sulla costa. Trascorsero così alcuni anni e i primi insegnamenti fondamentali furono trasmessi. Dalla pelle alle ossa, sedendo in silenzio, insieme, per lunghi periodi e giornate di pratica si scrivevano le prime pagine di un nuovo capitolo della storia di Rimini.

“In questo momento ogni essere senziente ha la natura di Buddha. Non solo la pelle, la carne, le ossa e il midollo. L’insegnamento entra in profondità fino al midollo. E non solo.”

– Note personali da un insegnamento del Rev. Taiten F.Guareschi

Il primo nucleo stabile, poi, si formò grazie alla passione che quel monaco aveva saputo trasmettere e alla fiducia che le persone riponevano in lui. Per capire e rivivere Zazen Shikantaza, anche senza la presenza del monaco Taiten, in tanti si riunivano più volte a settimana, cercando di approfondire quell’esperienza così rara e coinvolgente.

“Za significa ‘essere seduti’ e l’ideogramma si compone di due caratteri: hito, uomo e tsuchi, terra. Sulla terra sono rappresentati due uomini, per indicare l’equilibrio. (…) Anche Zen è composto da due caratteri: il verbo shimesu, mostrare o rivelare e tan, che significa ‘uno’, singolo. Cosicché l’implicazione fondamentale di Zen è ‘mostrare l’unicità’ – Samadhi.”

– Il pensiero religioso di Taisen Deshimaru Roshi di Taiten F. Guareschi, edizioni Il Cerchio, 1988 pag. 120

Nel Dōjō confluiva un’incredibile eterogeneità di persone; a volte la competizione e l’entusiasmo prendevano il sopravvento e iniziavano diatribe sull’interpretazione degli insegnamenti che esplodevano in animate discussioni fino a tarda notte. Forse fu proprio quell’energia prodotta dalla differenza che permise la continuità e la costanza della pratica. Coloro che avevano a cuore il Dōjō sentivano che la ricchezza di quel luogo era di grande valore per la comunità e si presero la responsabilità di essere sempre presenti e di mettersi a servizio degli altri. La pratica della meditazione zen divenne così intensa e significativa da diventare un punto di riferimento per la vita di molti di quei pionieri.

Traduco liberamente qui Zazen con insieme, sedendo, in un luogo sacro.

Oggi come allora i pilastri della vita del Dōjō sono Zazen e lo studio dei concetti buddhisti fondamentali, insieme con il Dono e l’Accoglienza, le fondamenta della Sala della Via.
Più di uno iniziava a chiedere di approfondire la pratica e di ricevere i Voti del Bodhisattva.

Di Salvare ogni esistenza nostro è il Voto
D’andare all’origine di ogni passione nostro è il Voto
Di passar del Dharma ogni porta nostro è il Voto
Di seguir del Buddha l’Impari Sentiero nostro è il Voto.

– Zen Sutra, per gli uffici quotidiani Istituto Italiano Zen Sōtō, Fudenji Ottobre 2010, traduzione del Rev.F. Taiten Guareschi

“Ora anche voi avete compreso il punto da cui partire e inizia il vostro vero lavoro: in piedi sulla terra del Buddha, prodigarsi nel mondo degli umani. Su questo genere di servizio si modella la figura del bodhisattva: il maestro di questo mondo che, rivolto alla Via, si prodiga con ogni mezzo affinché tutti gli esseri ottengano l’illuminazione prima di lui. Nei sassi, nelle siepi, in tutti gli esseri egli ha sempre davanti un maestro perché – il più modesto fra i discepoli – ha occhi tanto grandi da poter apprezzare il volto autentico delle persone e delle cose, senza escludere nulla e dando a tutti il benvenuto.”

– Guida allo Zen, Associazione italiana zen sōtō, Giovanni De Vecchi Editore, 1991, Milano, pag.126.

E la storia continua …

Il Dōjō Zen di Rimini è Associazione di Promozione Sociale con sede in Via Sicilia 12/A.

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