Elogio alla Lentezza: Ritrovare il ritmo con la meditazione

lentezza meditazione

È da qualche giorno che ho in programma di cucinarmi una torta salata fatta con mele, speck e piattone. È un po’ che non la preparo e ho proprio voglia di riassaporarla da quanto è buona.

Una volta finita la preparazione mi rimane, come sempre, un po’ di pasta sfoglia. Mi viene in mente di utilizzarla per fare delle mele al cartoccio: contenta dell’idea le preparo, le cuocio e ne faccio una merenda veramente gustosa.
Mentre assaporo questo dolce, realizzo quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho preparato e mi rendo conto che è stato in occasione di un pomeriggio con la mia mamma. Piccolo dettaglio: mia madre è mancata nel 2012.

La consapevolezza del tempo passato, della mancanza ancora presente mi investe in pieno e passa ancora una volta dai sensi: profumo di sfoglia, mele e miele, in bocca dolcezza accennata e non invasiva, senso di piacere e condivisione.

Tornare come prima… oppure no?

fiore e rispetto per la natura

Ciò che a suo tempo mi sembrava normale, consueto, piacevole, ma anche una sicura abitudine, oggi entra nel novero delle emozioni forti, dei ricordi delle cose perdute e mi si presenta una similitudine con l’attualità.
Non c’è quotidiano, opinionista, speaker radiofonico, giornalista che non parli di ritorno alla normalità quasi fosse l’assunto più impellente. Ma siamo sicuri di voler tornare ai ritmi che adottavamo prima di questa pandemia? Alla frenesia del consumo, dell’apparenza, del tutto e subito?
Io no, non voglio che si torni a quella vita e a quel ritmo.

Mi piacerebbe che i genitori riuscissero a mantenere un po’ di tempo da passare con i figli e che questi non siano costretti a seguire 5/6 corsi diversi solo perché lo fanno tutti. Vorrei che le aziende riprendessero l’attività ma per una volta condividessero gli obiettivi (sicurezza, lavoro, ma anche passioni e competenze) con i propri dipendenti.

Sarebbe bello che, oltre al sacrosanto riconoscimento sia simbolico sia reale (in compensi adeguati), per i nostri operatori sanitari si seguisse la stessa strada per il mondo della scuola, così bistrattato. Ultimo ma non meno importante, vorrei che tutta questa bellissima solidarietà della gente non finisse qui ma si incanalasse verso i meno fortunati di tutte le tipologie.

Lo so, sono pretenziosa e anche un po’ utopica, ma sognare non costa (ancora) e se ognuno ci mette un mattone si può costruire una cattedrale anche perché se analizziamo bene la parola normalità scopriamo una cosa fantastica.

Cos’è davvero la normalità?

introspezione

Normalità deriva dal latino norma, che significa squadra, misura, angolo retto e quindi rettitudine, esattezza, regolarità.

Esiste uno strumento di misura che si chiama regolo e veniva usato nell’Antico Egitto per calcolare e segnare a terra il Triangolo Sacro, cioè il triangolo rettangolo che è alla base delle costruzioni antiche e moderne. Per gli egiziani il Triangolo Sacro rappresentava la trinità formata da Osiride, Iside e Horos, il loro figlio: questa figura del 3 si trova in quasi tutte le civiltà e anche nel Tao abbiamo Yin, Yang e l’Energia che muove tutto.

Vorrei quindi che ci sentissimo un tutto e che insieme, mattone dopo mattone, costruissimo un modo di vivere più a misura d’uomo, più rispettoso della Natura, attento ai bisogni non solo materiali ma anche sociali, affettivi, di appagamento della felicità lorda e sopratutto vorrei che cambiasse il ritmo, che tutto si svolgesse con più lentezza per assaporare ogni momento e gustare ogni emozione, buona o cattiva che sia.

Apprezzare la lentezza

donna rilassata

Usiamo la parola “lentezza” in senso negativo, come se si fosse in ritardo, non si capisce rispetto a cosa, mentre la parola lentezza deriva dal latino lentitia, che significa flessibilità, duttilità.

La meditazione, lo yoga e in genere molte discipline orientali tendono alla lentezza come simbolo di forza, tenacia, resistenza ma anche flessibilità. Adattabilità.
Provate a fare un semplice esercizio fisico, ad esempio salire le scale, prima al ritmo consueto, poi di corsa e successivamente, dopo aver ripreso fiato, come se vi muoveste al rallentatore. Scrivete ad ogni fine di salita come vi sentite, cosa avete provato nelle gambe e nei muscoli.

Nel ritmo “normale” quasi non vi siete accorti di quello che facevate, è un gesto fisico passato in sordina.
Nelle scale di corsa emerge la fatica nelle cosce e il fiato corto.
Nel ritmo rallentato sentite tutto il corpo, piedi, gambe, respiro, sangue che fluisce.
La domanda che sorge spontanea è questa: perché non cerchiamo consapevolmente il nostro ritmo, ognuno il proprio, e assaporiamo anche il più piccolo gesto?

Esercizio di meditazione: ritrovare il piacere della lentezza

Vi suggerisco questo esercizio per far diventare una buona abitudine l’attenzione al nostro ritmo naturale, da farsi in ogni momento della giornata, soprattutto se ci si accorge che stiamo diventando frenetici e ansiosi. Si può fare in piedi ma anche al lavoro, seduti alla scrivania.

In piedi con le gambe leggermente divaricate fai tre respiri profondi, con l’inspirazione che riempie il tuo corpo e l’espirazione che scarica la tensione a terra. Se non bastano tre respiri fanne cinque.
Con la quarta o sesta inspirazione trattieni il respiro senza contare fino a quando riesci e presta attenzione allo stop del tempo. Puoi visualizzare un orologio che si ferma. Poi espira.
Fai almeno tre di questi respiri completi con stop e poi torna alla respirazione profonda per altre 3/5 volte.
Osserva se la tua frenesia si è un po’ rallentata e allineata con un ritmo più lento e flessibile.
Insisti più volte al giorno con questa breve pratica fino a quando sarà sufficiente pensare all’esercizio per vederlo realizzato in te come una buona abitudine.

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