Manawa, il quarto principio Huna: Adesso è il momento del potere

manawa, quarto principio huna

Manawa, letteralmente traducibile dall’hawaiiano come tempo, stagione o età, è certamente uno sprone a cambiare il nostro punto di vista.

Più precisamente l’Huna ci dice che non c’è motivo, semplicemente, per rimandare l’uso delle nostre facoltà ad un altro momento. O meglio, l’unico motivo (o limite) è il non volerlo pienamente fare (Makia).

Ma esiste una parola, nel corollario di Manawa, a cui dovremmo porre particolare attenzione, ed è “adesso”. Adesso esprime una valutazione sul tempo, una dimensione che merita qualche riflessione…

Manawa, il potere dell’adesso

donna di spalle guarda verso l'orizzonte

Quando diciamo “adesso”, infatti, esattamente a cosa intendiamo riferirci? Domandarci cosa si intenda per “adesso” equivale a chiederci cosa sia il tempo; e non siamo certo i primi a porci simili questioni!

Il tempo domina la nostra vita. Scandisce lo spazio delle nostre azioni, pone i confini tra il prima e il dopo, distingue la causa dall’effetto e, in ultima analisi, sorregge tanto l’inizio quanto la fine; di ogni cosa, noi stessi compresi.

O almeno questo è il modo in cui siamo abituati a percepirne lo scorrere. Ma il tempo è sempre stato sfuggente.

Fin dai tempi delle meridiane, infatti, pare che lo si riesca a cogliere soltanto nel suo movimento, dall’ora al poi. Un po’ come affermare che tutti siamo consapevoli dello scorrere del tempo ma, se dovessimo dare una definizione del tempo in sé, forse incontreremmo più difficoltà del previsto.

Per capirne qualcosa di più, però, dobbiamo spostarci dall’altra parte del mondo, nella antica Grecia.

La percezione del tempo

Il paradosso di Zenone

tartaruga

Già perché, a volerlo osservare più da vicino, il tempo non è poi così facilmente percepibile. Ce lo aveva mostrato Zenone (489 a.C. – 431 a.C.), con il suo paradosso di Achille e la tartaruga. Lo conosciamo tutti no? Eccone la versione fornita da J.L. Borges

«Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla»

Si tratta di un paradosso, ovviamente, e già Diogene ne confutò la validità non tanto sul piano logico quanto nei fatti, camminando fino a raggiungere l’ipotetica tartaruga.

Dopo qualche tempo, non mancarono neppure la soluzione matematica e quella logica. Così facendo, tuttavia, filosofi e scienziati smarrirono il messaggio originale di Zenone.

Opinioni e verità

clessidra su una spiaggia

Il filosofo greco, infatti, ipotizzando il povero Achille che non riusciva a raggiungere la lenta tartaruga, voleva in realtà stimolare l’attenzione su alcune singolari caratteristiche dell’universo.

In primo luogo, constatava i limiti della logica lineare nello sciogliere ciò che appare come paradossalmente possibile.

In secondo luogo, evidenziava la miopia di una visione esclusivamente materialistica delle cose che, come il tempo, non possono essere frammentate in oggetti sempre più piccoli.

Infine, forniva la dimostrazione delle intuizioni di Parmenide, evidenziando la grande differenza tra l’opinione (la nostra rappresentazione mentale del paradosso) e la verità (ovvero il fatto che Achille avrebbe raggiunto rapidamente la tartaruga)!

Opinioni (percezioni) e verità (realtà dei fatti) non sempre coincidono, e questo è vero tanto quando i fatti ci sembrano più ragionevoli delle idee, quanto nel momento in cui gli stessi ci appaiono inspiegabili…

E poche altre cose, come il tempo, hanno – nei secoli – sofferto questo genere di oscillazione, tra ciò che è e ciò che sembra essere.

Lo spazio-tempo

fisica quantistica legge di attrazione

È ad Einstein che dobbiamo la prima grande spallata all’idea di un tempo universale. Nessun orologio cosmico scandisce il passare del tempo, infatti. Secondo lo scienziato tedesco il tempo, al pari dello spazio, risente degli effetti di altre forze, rallentando o accelerando a seconda dei casi, così giungendo a definire l’esistenza del cosiddetto campo dello spazio-tempo.

Questo modello, chiamato generalmente tradizionale o standard, ha trovato molti anni più tardi conferme sperimentali nel funzionamento dei buchi neri. Lungo la loro soglia (orizzonte degli eventi) infatti il tempo sembra fermarsi, quando al contrario è incredibilmente accelerato, rimettendo in gioco per l’ennesima volta il ruolo dell’osservatore rispetto a un fenomeno fisico.

La meccanica quantistica e la teoria delle stringhe

Ma è con la meccanica quantistica che la nozione di tempo ha incassato i colpi peggiori.

Scendendo al di sotto della dimensione atomica, l’intelletto umano varca i confini di un universo molto diverso da quello sperimentato ordinariamente. Qui causa ed effetto di un evento sembrano coesistere o essere addirittura invertiti. Qui si misurano fatti che sembrano essere indifferenti tanto allo spazio quanto al tempo. E senza il primo scopriamo che non può esistere l’altro, o viceversa.

Tutto è, alla fine, un fantastico concerto di energia vibrante. Un numero indefinibile di stringhe di energia che modellano l’universo come ci appare, filtrato dai nostri sensi e dalla nostra consapevolezza. Solo in forma energetica, infine, l’universo si mostra coerente con l’idea di una realtà olografica, dove tutto è, senza passato ne futuro, senza un prima o un dopo.

La realtà (l’universo come realmente è) si mostra, ancora una volta, differente dalle opinioni (cioè come ci appare).

Il significato di Manawa

meditare la sera

Affermare che il “momento del potere è adesso” significa che il potere (il mana) è indifferente ai vincoli del tempo. Questi ultimi, infatti, possono imbrigliare solo i nostri sensi (opinione), ma non cambiano la realtà dei fatti (la verità).

È grazie a questo che le azioni svolte sul piano energetico non hanno né tempo né spazio. È per questo che ogni disciplina energetica o spirituale chiede a chi la pratichi di concentrarsi sul “presente”. Non è soltanto per focalizzare l’attenzione (che è facilmente distratta dai sensi e dalle nostre componenti interiori). Ci concentriamo sul presente perché il presente è l’unico tempo che c’è!

Infatti, affermando che “adesso” è il tempo del potere i Kupua affermano che il potere non ha limiti nella dimensione temporale, ovvero che il potere non risente di alcun vincolo temporale.

Il presente come unica realtà

accettazione

Quando recitando il mantra Oponopono rivolgiamo la nostra attenzione a tutte quelle memorie radicatesi in noi fin dalla nascita e, plausibilmente, anche da prima. Agiamo sul piano del presente per essere e vivere più liberi ma, dal momento che il legame karmico è dissolto, i suoi effetti – che si librano prima sul piano energetico e poi nella realtà manifestata – non risentono di limiti né di spazio né di tempo.

In una rete energetica super-correlata priva di limiti spazio-temporali, ciò che realizziamo oggi si ripercuote all’istante su tutti i restanti nodi interconnessi, in ogni luogo, in ogni tempo.

La liberazione oggi da una memoria limitante potrebbe essere la causa anzitempo di un problema verificatosi 100 anni prima.

Se tutto questo ci sembra assurdo – un vero non-senso come il paradosso di Achille e la tartaruga – proviamo a ricordarci che anche se stiamo ragionando secondo quanto sperimentato nella realtà immanente (opinioni), la vera e profonda natura della realtà è ben diversa, fatta di stati quantistici semi-casuali e di fluttuazioni energetiche prive di limiti spaziali e, quindi temporali (verità).

Conclusione

Ike, Kala, Makia e Manawa… le idee stanno via via mostrando le molteplici connessioni reciproche. Come in una rete da pesca, tirare un solo filo si ripercuote su moltissimi nodi. Con Aloha inizieremo allora a comprendere come sia possibile impiegare concretamente quest’energia così pervadente e misteriosa. Al prossimo articolo!

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