Meditazione Buddista: Cos’è e Come si Pratica

meditazione buddista

È noto a tutti che gran parte delle tecniche di meditazione che conosciamo oggi affondano le loro radici nel buddhismo. Ma sapevi che esistono diverse scuole di buddhismo, ognuna con le proprie correnti di pensiero e stili di meditazione? In questo articolo scopriremo quali sono le più importanti, come sono nate e come si pratica la meditazione buddista.

Cos’è la meditazione buddista

La meditazione buddista, come suggerisce il nome stesso, è il termine con cui comunemente vengono indicate le pratiche di consapevolezza che hanno origine dai precetti della dottrina buddista. Tutte le forme di buddhismo – e, per estensione, le tecniche di meditazione buddista – sono nate dalle intuizioni del Buddha sulla natura dell’esistenza, le cause della sofferenza, le ragioni della felicità e le indicazioni per vivere una vita sana e costruttiva.

Queste pratiche si sono poi estese oltre i confini dei Paesi in cui si sono sviluppate e hanno pian piano acquisito popolarità anche in Occidente.

Le tre pratiche principali di meditazione buddista sono:

  • Samatha
  • Vipassana
  • Metta

I buddisti praticano la meditazione come parte del percorso verso la liberazione, il risveglio e il Nirvana (uno stato trascendente in cui non vi è né sofferenza, desiderio, né senso di sé) e la loro pratica quotidiana include una varietà di tecniche di meditazione che mirano a sviluppare equanimità, consapevolezza, concentrazione, tranquillità e intuizione.

Queste tecniche di meditazione sono precedute e combinate con altre pratiche che aiutano la crescita spirituale, ad esempio la moderazione morale e lo sforzo consapevole di sviluppare stati mentali sani.

Storia della meditazione buddista

monaci buddisti

Nel linguaggio classico del buddhismo, la meditazione è indicata come bhāvanā, che significa “sviluppo mentale”, o dhyāna, che significa “calma mentale”. Le origini esatte di queste forme di meditazione sono fortemente dibattute: alcuni sostengono che la meditazione stessa sia nata proprio dal buddhismo (anche se la famosa immagine del Buddha che medita nella posizione del loto è nata solo molti anni dopo), mentre altri la fanno risalire alla cultura induista.

Quel che è certo è che i primi resoconti scritti della meditazione buddista in India si trovano nei sutra del Canone Pāli, che risale al I secolo a.C. Il Pāli è una raccolta di scritture della tradizione buddista Theravada il cui contenuto fu tramandato oralmente durante il primo concilio buddhista subito dopo la morte del Buddha. Il Canone Pali menziona le Quattro Nobili Verità che stanno alla base della dottrina buddista, ponendo la meditazione come un passo lungo il cammino della salvezza dal dolore.

Esiste un percorso di pratica da seguire per emanciparsi dal dolore.

Gli insegnamenti del Buddha

buddismo

Il Buddha, conosciuto con altri nomi tra cui Siddhārtha Gautama in sanscrito o Siddhattha Gotama in Pali, era un principe che divenne monaco, saggio, filosofo e leader religioso. Il buddhismo è fondato proprio sulla base dei suoi insegnamenti.

Per questo motivo in molti suppongono erroneamente che il Buddha abbia creato o inventato la meditazione: in realtà i testi del buddhismo si riferiscono a molte diverse pratiche di meditazione già esistenti e il Buddha stesso si rivolse ad altri maestri illuminati per apprendere la pratica e le modalità di auto-realizzazione. Sebbene il Buddha non abbia inventato la meditazione, i suoi insegnamenti sono stati fondamentali per diffondere il valore della meditazione come pratica.

Gli insegnamenti del Buddha (che rappresentano la base della dottrina del buddhismo) sono:
• Le tre verità universali (che illustrano la legge del karma)
• Le quattro nobili verità (che esplorano la sofferenza umana)
• Il nobile ottuplice sentiero (che enuncia le otto pratiche per la liberazione dal ciclo della reincarnazione)

Proprio nell’ottuplice sentiero la meditazione costituisce la base di ben tre pratiche di liberazione (retto sforzo, retta presenza mentale e retta concentrazione). Essere consapevoli nel momento presente è fondamentale per una vita adeguata e per lo sviluppo dell’autocoscienza.

Tecniche di meditazione buddista

Come abbiamo visto, la meditazione occupa un posto centrale nel buddhismo e, nelle sue fasi più elevate, combina la disciplina dell’introspezione con l’intuizione derivante dalla saggezza o prajna. L’oggetto di concentrazione, il kammatthana, può variare a seconda dell’individuo e della situazione. Di seguito esploriamo le tre tecniche di meditazione buddista più diffuse: Samatha, Vipassana e Metta.

Meditazione Samatha

respirazione mindfulness

Samatha significa “tranquillità” ed è una pratica buddista che si concentra sullo sviluppo di calma, chiarezza ed equanimità.

Con la guida e l’impegno adeguati, la coltivazione di queste qualità può portare a una profonda pace interiore. Se combinata con vipassana (consapevolezza), può portare a intuizioni profonde e anche ad un risveglio spirituale. Le fasi iniziali di questa tecnica di meditazione sono essenzialmente non confessionali e possono essere praticate da chiunque, indipendentemente dalla loro religione.

Questa forma di meditazione è particolarmente adatta a coloro che cercano un modo per sviluppare la pratica della meditazione e i benefici che può portare, pur continuando con le sfide della vita quotidiana. La mente viene portata a uno stato di riposo e non gli è permesso di vagare da un pensiero all’altro.

Samatha affonda le sue radici nella tradizione buddista thailandese ed è stata introdotta in Inghilterra nel 1962 da Nai Boonman, un insegnante di meditazione thailandese.

Come si pratica

La pratica base della meditazione samatha è la seguente:

  1. Siediti in una posizione di meditazione confortevole: trova una posa che non faccia male alla schiena o alle ginocchia.
  2. Tieni la schiena dritta e cerca di trovare il giusto compromesso che ti consenta di non essere troppo rigido né troppo rilassato.
  3. Osserva il tuo respiro: non devi manipolare il respiro, usare la respirazione addominale o aumentare la profondità delle inspirazioni come in altre tecniche di meditazione. Respira normalmente e presta attenzione al processo di respirazione, un respiro alla volta.
  4. Mantieni la tua consapevolezza focalizzata sull’atto di respirare, ma senza renderlo un esercizio di pura concentrazione: dovresti mantenere un atteggiamento di curiosità, come a voler scoprire meglio il modo in cui il tuo respiro funziona.
  5. Riconosci i pensieri che affiorano nella tua mente senza lasciarti coinvolgere. Osservali e lasciali andare, poi torna a concentrarti sul respiro. Lascia che il pensiero sorga, prendine consapevolezza e poi lascialo andare.

Meditazione Vipassana

pratica vipassana

Vipassana è una delle più antiche pratiche di meditazione buddista e può essere approssimativamente tradotta con il termine “intuizione” intesa come una consapevolezza profonda di ciò che sta accadendo, esattamente come accade.

La maggior parte delle pratiche meditative si concentrano su Samatha, in quanto chiedono all’individuo di concentrarsi su una cosa (ad esempio il respiro) ed escludere tutti gli altri pensieri.

Nella meditazione Vipassana l’individuo è incoraggiato invece a usare la propria concentrazione per ottenere una vera comprensione della natura della propria realtà. L’obiettivo finale è raggiungere la liberazione abbattendo i muri che ci impediscono di comprendere la nostra vera realtà.

Come tecnica meditativa è molto graduale e il raggiungimento della liberazione può richiedere molti anni. La stessa tecnica è piuttosto delicata ma estremamente accurata nell’aiutare l’individuo a raggiungere la consapevolezza finale attraverso una serie dedicata di esercizi.

Come si pratica

Ci sono tre fasi principali della pratica:

  1. Sila – che significa “moralità”, relativa alla rinuncia a pensieri e desideri mondani.
  2. Anapanasati – o “consapevolezza del respiro”, in cui l’individuo porta la propria consapevolezza al proprio respiro senza controllo o giudizio.
  3. Vitarka – dove l’individuo nomina semplicemente il processo di respirazione – sia fisico che mentale – senza approfondire il pensiero.

Iniziando con un’inspirazione, la tecnica prosegue rimuovendo qualsiasi altra consapevolezza degli eventi esterni intorno al praticante e costruendo da lì all’espirazione successiva e così via.

Lo scopo è di creare uno stato di iper-consapevolezza per tutto ciò che sta accadendo nella realtà immediata, esattamente come sta accadendo.

Abbiamo parlato più approfonditamente della meditazione vipassana in questo articolo.

Metta o gentilezza amorevole

visualizzazione gentilezza amorevole

Un’altra tecnica molto conosciuta per praticare la meditazione buddista è Metta, o gentilezza amorevole. Questa forma di meditazione riguarda l’amore, la benevolenza e il risveglio di sentimenti positivi prima verso noi stessi e poi verso l’intero universo.

Come si pratica

Metta si pratica indirizzando desideri di gentilezza amorevole verso noi stessi, per poi aprire il cerchio e augurare ogni bene a una persona che ci è cara, poi una persona neutrale, una persona che non ci piace e infine tutti gli esseri, indipendentemente da come ci sentiamo nei loro confronti.

Abbiamo parlato approfonditamente della meditazione metta e di come si pratica in questo articolo.

Meditazione contemplativa

dojo zen

Gli insegnamenti buddisti condividono alcune credenze fondamentali. I praticanti sono incoraggiati a riflettere su di esse in modo mirato e contemplativo. Questa contemplazione può essere facilmente integrata in una sessione di meditazione.

Una delle contemplazioni più conosciute si chiama “I quattro pensieri che trasformano la mente”. Il loro scopo è di darci una buona ragione per sederci e praticare piuttosto che, ad esempio, passare le prossime due ore a intrattenerci in attività poco produttive per la mente.

I quattro pensieri

Questi quattro pensieri, in breve, sono:

  1. La rarità e preziosità della vita umana: “Posso scegliere di dedicare la mia energia allo sviluppo della saggezza, della compassione e del potere di aiutare gli altri. Molte persone in altre situazioni, così come altre forme di vita come gli animali, non hanno questa possibilità. Riconosco la preziosità di questa opportunità e prometto di non sprecarla.”
  2. L’impermanenza della vita e l’ineluttabilità della morte: “Chissà quanto durerà questa preziosa vita? Tutto cambia. Tutta la mia esistenza dipende da un respiro. Non ho tempo da perdere!”
  3. Il potere delle nostre azioni: “Tutto ciò che esiste ha una causa e ogni azione ha delle conseguenze. Le mie azioni hanno un impatto maggiore di quanto posso immaginare.”
  4. L’inevitabilità dell’insoddisfazione: “Presto o tardi saremo separati da tutte le cose materiali a cui siamo attaccati. Tanto sforzo, così poco guadagno duraturo. Non ha più senso concentrare la mia energia sullo sviluppo di saggezza, compassione e empatia? Possa la mia pratica di meditazione aiutarmi a raggiungere questo obiettivo.”

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Un commento

  • Mi piacerebbe avvicinarmi in modo più attivo alle tecniche di meditazione. Mi chiedevo se a Roma fosse possibile imparare a meditare in gruppo, magari nella natura.

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