Meditazione Cristiana (Esicasmo): la sua storia e come praticarla 5/5 (5)

meditazione cristiana

L’esicasmo, anche conosciuto con il nome di meditazione cristiana, è una forma di misticismo cristiano presente quasi esclusivamente nel cristianesimo ortodosso dell’Europa orientale.

L’esicasmo ha molte somiglianze con il concetto buddhista di meditazione, ma sffonda le sue radici nel cristianesimo e nel giudaismo, applicando i loro concetti. Il fondamento dell’esicasmo è l’utilizzo della preghiera contemplativa, in particolare la ripetizione della “preghiera di Gesù”, come mezzo per sperimentare l’unione con Dio. Ciò richiede all’esicasta di bloccare tutti i suoi sensi e liberarsi dai propri pensieri.

La storia dell’esicasmo

Si suppone che il principio dell’esicasmo sia stato fondato sulle parole di Gesù in Matteo 6:6, quando il Messia rifiuta le ostentate preghiere degli ipocriti che vogliono essere visti pregare in pubblico ed esorta a fare l’opposto attraverso queste parole: “entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega tuo Padre, che è invisibile. Allora tuo Padre, che vede ciò che è stato fatto in segreto, ti ricompenserà.”

Gli esicasti portano l’invito di Gesù ad uno stadio estremo ed assoluto. In particolare, secondo l’esicasmo Gesù avrebbe voluto che i suoi seguaci si separassero da tutti gli input sensoriali e intellettuali che li circondavano. In altre parole, “entra nella tua stanza” significherebbe in realtà “entra in te stesso”.

La preghiera contemplativa nell’esicasmo

preghiera contemplativa esicasmo

Nella meditazione cristiana l’atto di ritirarsi in sé stessi è compiuto attraverso una forma di preghiera contemplativa ripetuta, chiamata la preghiera di Gesù – si tratta di un breve canto liturgico molto popolare nell’ortodossia orientale:

Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, Υἱὲ τοῦ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἁμαρτωλόν

(“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”)

Gli esicasti ripetono questa preghiera molte volte, cercando di invocare il potere del nome di Dio. Mentre lo fanno, i praticanti interrompono gradualmente la loro percezione degli stimoli esterni ed eliminano tutti i pensieri vaganti. L’obiettivo finale di questo processo è chiamato theosis, ed è una personale unità con Dio.

L’esicasmo considera le preghiere in quattro categorie di valore ascendente:

  1. preghiera verbale
  2. preghiera mentale
  3. preghiera del cuore
  4. contemplazione

Ogni tipo di preghiera è progressivamente più intimo e introspettivo, e ci separa sempre di più dagli stimoli esterni. La massima espressione della contemplazione è una totale assenza di consapevolezza sensoriale, una completa mancanza di pensiero e una pura connessione con Dio.

La differenza tra la meditazione cristiana e le meditazioni orientali

esicasmo

I metodi esicasti sono simili, sotto molti aspetti, alle pratiche di meditazione orientale. La ripetizione di parole o frasi nel tentativo di mettere a tacere i pensieri, la soppressione di ogni stimolo esterno e l’atto di liberarsi dai propri desideri sono caratteristiche essenziali delle pratiche meditative panteistiche. L’obiettivo di separarsi dal mondo esterno è anche una componente comune del misticismo orientale.

L’esicasmo, tuttavia, non è né panteistico né veramente compatibile con tali visioni del mondo: a differenza di un buddista o indù, l’esicasta non sta cercando di raggiungere uno stato di non-essere. La theosis è un’unità con Dio simile a ciò che venne sperimentato dai membri della Trinità.

Un’altra differenza è riscontrabile tra il mantra e la preghiera di Gesù: nell’esicasmo è il significato delle parole, e non il suono delle sillabe, a rivestire l’importanza maggiore. Quindi la frase può essere pregata in qualsiasi lingua, purché il praticante si concentri sul concetto espresso.

La meditazione cristiana si basa sulla volontà di “sperimentare” Dio attraverso l’uso di rituali o altre tecniche. Tutte le forme di misticismo sono radicate nell’assunto che Dio possa veramente essere “conosciuto” in qualche modo soggettivo o personale. Contrariamente al misticismo in generale, la Bibbia ci comanda di pregare con uno scopo e un intento, non con l’obiettivo di lavare i nostri pensieri. Le Scritture indicano anche che Dio può essere conosciuto oggettivamente, altrimenti non sarebbe possibile “esaminare” o “testare” la nostra fede.

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