Esicasmo, la Meditazione Cristiana: Origini, metodo e preghiera esicasta

meditazione cristiana

L’esicasmo, anche conosciuto con il nome di meditazione cristiana o meditazione esicasta, è una forma di meditazione presente quasi esclusivamente nel cristianesimo ortodosso dell’Europa orientale.

L’esicasmo ha molte somiglianze con il concetto buddista di meditazione, ma affonda le sue radici nel cristianesimo e nel giudaismo, adottando i loro concetti.

Il fondamento dell’esicasmo è l’utilizzo della preghiera contemplativa o preghiera esicasta, in particolare la ripetizione della “preghiera di Gesù”, come mezzo per sperimentare l’unione con Dio. Ciò richiede all’esicasta di bloccare tutti i suoi sensi e liberarsi dai propri pensieri.

In questo articolo scopriremo le origini e le preghiere della meditazione esicasta.

La storia dell’esicasmo

Si suppone che il principio dell’esicasmo sia fondato sulle parole di Gesù in Matteo 6:6, quando il Messia rifiuta le ostentate preghiere degli ipocriti che vogliono essere visti pregare in pubblico ed esorta a fare l’opposto attraverso queste parole:

“Entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega tuo Padre, che è invisibile. Allora tuo Padre, che vede ciò che è stato fatto in segreto, ti ricompenserà.”

Gli esicasti portano l’invito di Gesù ad uno stadio estremo ed assoluto.

In particolare, secondo l’esicasmo, Gesù avrebbe voluto che i suoi seguaci si separassero da tutti gli input sensoriali e intellettuali che li circondavano. In altre parole, “entra nella tua stanza” significherebbe in realtà “entra in te stesso”.

I termini esicasmo ed esicasta derivano dal greco, più nello specifico dalle parole esichia (ἡσυχία), che significa “immobilità, riposo, quiete, silenzio”, e hesychazo (ἡσυχάζω), che significa “mantenere la calma”. L’esicasmo è quindi una preghiera contemplativa per calmare l’animo e avvicinarlo a Dio.

La pratica venne divulgata da Evagrio Pontico nel IV secolo e da altri maestri spirituali tra cui Giovanni Climaco, autore della Scala del Paradiso.

Il misticismo ebraico della Merkabah

la preghiera del profeta Elia
la preghiera del profeta Elia

Secondo alcuni adepti della tradizione mistica ebraica della Merkabah, se si desiderava “scendere alla Merkabah” si doveva adottare la posizione di preghiera assunta dal profeta Elia in I Re 18:42, cioè pregare con la testa tra le ginocchia.

Si tratta della stessa posizione di preghiera usata dagli esicasti cristiani ed è la ragione per cui venivano derisi dai loro oppositori come “osservatori dell’ombelico” (onfalpsichiti).

Questa posizione corporea e la pratica di respirare ritmicamente mentre si invoca un nome divino sembrano essere comuni sia al misticismo ebraico della Merkabah che all’esicasmo cristiano. Per questo si suppone che la pratica possa avere origine nelle pratiche ascetiche dei profeti biblici.

Alan Segal nel suo libro Paul the Convert suggerisce che l’apostolo Paolo potrebbe essere stato uno dei primi adepti del misticismo della Merkabah, nel qual caso ciò che era nuovo per l’esperienza di Paolo della luce divina sulla via di Damasco non era l’esperienza della luce divina stessa, ma quella la fonte di questa luce divina si identificava con il Gesù i cui seguaci Paolo perseguitava.

Interpretazione evangelica

preghiera di gesù

Come suggerito nei paragrafi precedenti, l’esicasta interpreta l’ingiunzione di Gesù nel Vangelo di Matteo di “andare nella tua stanza a pregare” come un invito ad ignorare i sensi e ritirarsi verso l’interno.

San Giovanni del Sinai scrive:

L’esicasmo è il rinchiudere la facoltà cognitiva primaria incorporea dell’anima nella casa corporea del corpo.

La pratica dell’esicasmo è ancora oggi largamente diffusa sul Monte Athos e in altri monasteri ortodossi.

La preghiera contemplativa nell’esicasmo

preghiera contemplativa esicasmo

Nella meditazione cristiana l’atto di ritirarsi in sé stessi è compiuto attraverso una forma di preghiera contemplativa ripetuta, chiamata la preghiera di Gesù – si tratta di un breve canto liturgico molto popolare nell’ortodossia orientale:

Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, Υἱὲ τοῦ Θεοῦ, ἐλέησόν με τὸν ἁμαρτωλόν

(“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”)

Gli esicasti ripetono questa preghiera molte volte, cercando di invocare il potere del nome di Dio.

Mentre lo fanno, i praticanti interrompono gradualmente la loro percezione degli stimoli esterni ed eliminano tutti i pensieri intrusivi. L’obiettivo finale di questo processo è chiamato theosis, ed è una personale unità con Dio.

L’esicasmo considera le preghiere in quattro categorie di valore ascendente:

  1. verbale
  2. mentale
  3. del cuore
  4. contemplazione

Ogni tipo di preghiera esicasta è progressivamente più intimo e introspettivo, e ci separa sempre di più dagli stimoli esterni.

La massima espressione della contemplazione è una totale assenza di consapevolezza sensoriale, una completa mancanza di pensiero e una pura connessione con Dio.

La differenza tra la meditazione cristiana e le meditazioni orientali

esicasmo

I metodi esicasti sono simili, sotto molti aspetti, alle pratiche di meditazione orientale.

La ripetizione di parole o frasi nel tentativo di mettere a tacere i pensieri, la soppressione di ogni stimolo esterno e l’atto di liberarsi dai propri desideri sono caratteristiche essenziali delle pratiche meditative panteistiche. L’obiettivo di separarsi dal mondo esterno è anche una componente comune del misticismo orientale.

L’esicasmo, tuttavia, non è né panteistico né veramente compatibile con tali visioni del mondo: a differenza di un buddista o indù, l’esicasta non sta cercando di raggiungere uno stato di non-essere. La theosis è un’unità con Dio simile a ciò che venne sperimentato dai membri della Trinità.

Un’altra differenza è riscontrabile tra il mantra e la preghiera di Gesù: nell’esicasmo è il significato delle parole, e non il suono delle sillabe, a rivestire l’importanza maggiore. Quindi la frase può essere pregata in qualsiasi lingua, purché il praticante si concentri sul concetto espresso.

La meditazione cristiana si basa sulla volontà di “sperimentare” Dio attraverso l’uso di rituali o altre tecniche. Tutte le forme di misticismo sono radicate nell’assunto che Dio possa veramente essere “conosciuto” in qualche modo soggettivo o personale.

Contrariamente al misticismo in generale, la meditazione esicasta ci invita a pregare con uno scopo e un intento, non con l’obiettivo di scacciare i nostri pensieri. Le Scritture indicano anche che Dio può essere conosciuto oggettivamente, altrimenti non sarebbe possibile “esaminare” o “testare” la nostra fede.

Conclusione

L’esicasmo è un’affascinante forma di meditazione che si distingue dalle pratiche dell’Asia centrale e orientale per il suo scopo ultimo, ovvero quello di raggiungere l’unità con Dio.

Affondando le sue origini nella tradizione cristiana ed ebraica, unisce gli scopi comuni di queste correnti religiose (raggiungere l’unione con il divino) attraverso una preghiera ripetuta, molto simile ai mantra orientali.

Va da sé che per praticare questa meditazione non servono maestri né preparazioni particolari: recitare la preghiera di Gesù è sufficiente, a patto però che lo si faccia per le giuste ragioni. La fede è naturalmente un pilastro essenziale per avventurarsi in questa pratica.

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