Nada Yoga, la Meditazione del Suono: Cos’è e come si pratica

nada yoga

Il Nada Yoga è una tecnica di meditazione e yoga volta all’ascolto interiore e interamente focalizzata sul suono.

Se meditare attraverso i tuoi cinque sensi è un approccio che attira la tua attenzione, questa meditazione è sicuramente tra le più interessanti per esercitare ed acuire l’udito e al contempo calmare la mente.

In questo articolo scopriamo di più su questa pratica, le sue origini, la sua tecnica e i suoi numerosi benefici.

Nada Yoga: Definizione e significato della pratica

Nada (नाद) è un termine sanscrito che significa flusso del suono. Spesso si traduce semplicemente con “suono”, tuttavia questa interpretazione non include i significati più sottili della parola e della pratica stessa, che abbraccia nel suo contesto anche vibrazioni, tonalità e “suoni muti” che provengono dall’interno del nostro corpo.

Yoga significa “unione”, per cui il significato letterale di Nada Yoga è unione attraverso il suono.

Questa tecnica di meditazione è infatti un processo di unione della mente individuale con la coscienza cosmica attraverso il flusso dei suoni. Nada Yoga è una pratica volta a trasformare la percezione dell’udito rivolgendola verso l’interno, per ascoltare il suono puro del nostro spirito.

Il suono “non colpito”

uomo ascolta il suo suono interno attraverso il suore

Ma qual è esattamente questo “suono puro” che il Nada Yoga si prefigge di ascoltare?

L’Hatha Yoga Pradipika, il testo antico più antico e più utilizzato sulle pratiche di Hatha Yoga, attribuisce a questo suono il nome di Anahata Nada, termine che significa letteralmente “suono non colpito”, inaccessibile agli altri.

Questo suono mistico spazia da tamburi rumorosi, flauti soffici, api che ronzano e gong luccicanti fino a ciò che il testo descrive come “suono delle nuvole”. In termini più realistici e pragmatici, si tratta dei suoni interni che il nostro corpo produce, da quelli più evidenti (il battito del cuore, il respiro) fino a quelli più sottili e difficili da cogliere.

I “suoni non colpiti” vengono prodotti e ascoltati da sushumna, il canale energetico centrale, e sono particolarmente forti nel chakra del cuore (il cui nome sanscrito è proprio Anahata).

Questa pratica utilizza anche il canto di un mantra e l’ascolto di musica meditativa esterna come ausili per allenare l’udito, ma il suo scopo finale è quello di giungere all’ascolto di Anahata Nada.

Il suono come porta verso l’illuminazione

origini campane tibetane

Il Nada Yoga punta al raggiungimento di Samadhi attraverso l’ascolto di questo suono interno.

Samadhi è l’illuminazione, l’esperienza della pura coscienza che trascende la mente e il corpo. Sulla via per sperimentare questo tipo di illuminazione, il praticante scopre la saggezza del corpo, l’intelligenza emotiva e cognitiva e l’unione tra corpo e mente (atman o anima). Il Nada Yoga è considerato un potente mezzo per favorire questa unione.

Perché è proprio il suono ad essere usato come veicolo verso Samadhi?

Gli antichi testi vedici affermano che l’universo è stato creato come pura vibrazione. A questo suono cosmico i testi attribuiscono il nome di Nada Brahman, ed è la stessa vibrazione sonora del mantra Om.

Quando il fiume della coscienza è ostacolato dall’ego, il suono con le sue vibrazioni può rimuovere l’ostruzione permettendo alla coscienza individuale di unirsi alla sua fonte, l’oceano della pura coscienza.

L’ascolto del mantra Om (e di altri mantra) è incredibilmente benefico proprio per queste ragioni, ed è un ottimo approccio iniziale a questa pratica, ma è solo quando arriviamo ad ascoltare Anahata Nada che giungiamo al vero nucleo della consapevolezza.

Lo scopo dello stato avanzato del Nada Yoga è purificare e armonizzare la nostra energia corporea e portarla in allineamento con la sua vibrazione naturale.

È l’apertura di una porta al livello della più alta consapevolezza, quando la coscienza diventa cosciente di sé stessa ascoltando i suoni che provengono dal suo interno. È da questo stato che la trasformazione e la guarigione iniziano nel modo più naturale.

Origini e storia del Nada Yoga

musicisti indiani al tramonto con i loro strumenti musicali

Come accennato, quasi tutto ciò che conosciamo oggi sul Nada Yoga viene dall’Hatha Yoga Pradipika e dai testi vedici.

Anche se non sappiamo con esattezza quando si sia sviluppata questa tecnica, quel che è certo è che la sua origine geografica è l’India, poiché il Nada Yoga è legato a doppio filo allo sviluppo della musica tradizionale indiana.

La musica classica indiana, sviluppata dal maestro di yoga Shiva oltre settemila anni fa, è una tradizione molto complessa e raffinata. È una forma d’arte profondamente mistica e, sebbene la si possa studiare senza esplorare il Nada Yoga, il viaggio del Nada Yoga è proprio al centro di quest’arte.

Lo scopo della musica indiana era quello di ricreare le vibrazioni naturali che attraversano ogni cosa nell’universo.

Il potere dei raga

raga indiani musica

I ra’ga classici, o scale musicali, della musica indiana sono così sottilmente intonati ai ritmi della natura che ogni raga deve essere suonato o cantato solo in una certa stagione e in una certa ora del giorno, per produrre uno specifico effetto emotivo nel musicista e nell’ascoltatore.

Un raga si suona solo all’alba in primavera, per evocare lo stato d’animo dell’amore universale. Un altro è cantato solo la sera d’estate, per suscitare compassione. Un altro ancora solo a mezzogiorno nella stagione delle piogge, per farsi coraggio.

Raga in sanscrito significa “attrazione”, quindi il raga è una scala particolare che attrae e dà piacere all’ascoltatore.

Si dice che i musicisti più esperti avessero il controllo non solo sulle emozioni umane, ma anche su tutte le manifestazioni naturali. Potevano produrre calore e pioggia a volontà, e le vibrazioni delle loro voci da sole avrebbero avuto il potere di far risuonare gli strumenti musicali in accompagnamento.

I documenti storici descrivono i notevoli poteri posseduti da Tansen, il musicista di corte dell’imperatore Akbar nel XVI secolo. Quando gli venne ordinato dall’Imperatore di cantare un raga notturno mentre il sole era alto nel cielo, il canto vibrazionale di Tansen fece immediatamente avvolgere l’intero palazzo nell’oscurità.

Dai raga al Nada Yoga

musicisti indiani

La pratica del Nada Yoga nasce dal processo (tipico della musica indiana) di passare dal suono universale più sottile (chiamato Para, corrispondente al primo chakra) al più manifesto e completo (chiamato Vaikhari, corrispondente al quinto chakra). Vaikhari è solitamente la gamma di suoni che sono udibili con chiarezza dall’orecchio umano.

Il Nada Yoga si sviluppa proprio sul processo inverso. Gli yogi hanno ipotizzato che se è possibile passare dal sottile all’universale per creare una melodia piacevole all’udito, allora allo stesso modo è possibile partire dal suono universale e arrivare al suono più sottile come mezzo verso la trascendenza.

Questo processo richiama molto le correnti energetiche di manifestazione e trascendenza dei nostri chakra. Nella manifestazione, l’intenzione parte dai chakra alti e prende forma nel mondo materiale. Nella trascendenza, l’energia materiale dei chakra più bassi si innalza per portarci all’illuminazione.

schema di trascendenza e manifestazione

È interessante notare che, nonostante il fatto che “Nada Yoga” sia il termine classico per lo Yoga del suono, e nonostante molti musicisti indiani contemporanei utilizzino il termine “Nada Yoga” per descrivere il profondo significato spirituale delle loro discipline musicali, il Nada Yoga è forse la pratica meno documentata tra tutte le correnti musicali spirituali.

Benefici

donna suona uno strumento musicale indiano

Il Nada Yoga porta diversi vantaggi e benefici a chi lo pratica con costanza. Eccone alcuni:

  • Aumenta la capacità di ascolto
  • Promuove il rilassamento
  • Aumenta la concentrazione
  • Acuisce l’udito
  • Aiuta a coltivare la pazienza
  • Promuove il pensiero lucido
  • Mitiga i sintomi di ansia e stress

Come si pratica

ragazza medita con la musica nelle orecchie

La pratica effettiva del Nada Yoga può essere esterna, interna o entrambe le cose.

Quella “esterna”, che si consiglia ai praticanti per iniziare, comporta la concentrazione (Dharana) su suoni esterni come musica e mantra.

La pratica “interna”, invece, è la concentrazione sui suoni interni. È un processo che richiede l’introspezione (Prathyahara) per portare la consapevolezza verso la “realtà” interiore, manifestata come Anahata Nada.

Per iniziare a praticare il Nada Yoga, puoi aiutarti con l’ascolto della musica tradizionale indiana o con il canto di un mantra (il più consigliato è “Om”). Musica e mantra sono il tuo oggetto di concentrazione: porta tutta la tua attenzione sui loro suoni e, se vieni distratto dai pensieri, lasciali andare tornando a focalizzarti sul suono che senti.

In una fase intermedia, puoi tenere la musica come sottofondo e cominciare a concentrarti sui suoni che provengono dal tuo corpo. Puoi iniziare notando quelli che si sincronizzano naturalmente con la musica e le sue vibrazioni, ad esempio il tuo respiro o il tuo battito cardiaco.

Nella fase più avanzata della pratica, si medita in silenzio. La concentrazione è totalmente rivolta all’ascolto dei suoni interni, alla ricerca di Anahata Nada. È importante capire che i suoni interni spesso non rispondono alla nostra definizione “classica” di suono: possono essere muti, sottili, a volte quasi impercettibili.

Non frustrarti se all’inizio non senti nulla: il Nada Yoga richiede molta pratica e molta costanza per allenare l’udito ad andare oltre i suoi limiti. Cogli tutto ciò che riesci, senza giudizio alcuno, e con il tempo i suoni che custodisci dentro di te verranno a galla spontaneamente uno dopo l’altro.

Conclusione

Il Nada Yoga è una pratica affascinante e antichissima che ci riporta a contatto con il suono e le sue vibrazioni primordiali.

Non è necessario essere un musicista professionista per beneficiare di questa tecnica: il Nada Yoga parla di te e di come ti relazioni con te stesso, come abiti il ​​tuo corpo, come allinei la tua mente, come esprimi la tua anima.

Ognuno di noi custodisce in sé diversi suoni interiori, che possono essere ascoltati in qualsiasi momento e che sono in grado di aprire le porte della coscienza.

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