Nodi Karmici: Cosa sono, come riconoscerli e come scioglierli

nodi karmici

Nell’accedere ai registri akashici, non di rado mi trovo nelle condizioni di segnalare alle persone che hanno commissionato l’indagine la presenza di qualche nodo karmico. Detta circostanza lascia sempre gli interessati perplessi e bisognosi di ulteriori indicazioni e chiarimenti.

Ecco dunque l’opportunità di approfondire almeno un poco la questione dei nodi karmici e spiegare cosa sono, come si riconoscono e come possiamo scioglierli.

Comprendere il karma

leggi del karma

Partiamo da una prima semplice considerazione sul karma. Come sappiamo, il principio induista di azione-reazione non implica valutazioni di merito né giudizi di valore sul nostro comportamento. Non esiste il “karma negativo”, così come non esiste quello “positivo”. Il karma null’altro è che la materializzazione della reazione dell’universo alle nostre azioni.

Il karma è ciò che noi stessi contribuiamo a produrre in ogni istante della nostra vita tramite le nostre azioni e le nostre scelte quotidiane, a prescindere dalle valutazioni morali che noi o la collettività attribuiamo a queste scelte.

Se quindi il karma dipende dalle nostre azioni, allora la facoltà di cambiarlo è rimessa a noi stessi, semplicemente “cambiando il nostro comportamento”. Qui, tuttavia, è doverosa una riflessione…

Si può cambiare il karma?

In primo luogo, non sempre è possibile cambiare il karma. Esistono infatti vari tipi di karma, e i tre principali sono:

  1. il sabija karna, che accumuliamo prima o durante la nascita come semi in attesa di germogliare;
  2. l’agami karma, il karma in atto le cui ripercussioni saranno il sabija karma del prossimo ciclo;
  3. il prarabdha karma, il karma i cui effetti sono attualmente in corso.

Non tutti i karma sono quindi uguali e, talvolta, non è possibile evitare alcuni effetti delle nostre azioni passate. Quando il karma si sta già materializzando, cioè sta producendo i propri effetti materiali nella realtà fisica in cui agiamo, non è più possibile arrestarlo… oppure no?

La forza dei pensieri

Secondo la tradizione induista, ad essere determinanti ai fini della creazione del karma non sono (solo) le nostre azioni, ma anche (e prima) i nostri pensieri.
Questo cosa significa esattamente?

Da un lato che “comportarsi bene” per i motivi sbagliati, ad esempio per opportunismo, non è garanzia di effetti positivi, anzi. Per contro commettere atti comunemente considerati scorretti, malvagi o addirittura immorali, potrebbe non produrre quelle ripercussioni così devastanti che ci aspetteremmo.

Conoscete la favola dello scorpione e della tartaruga? Quest’ultima si fida delle parole di buon senso dello scorpione e, alla fine, muore trafitta dallo scorpione che allo stesso modo annegherà nel fiume non sapendo nuotare.

La storia ci insegna non solo che compiere una buona azione può essere causa di sfortuna (la tartaruga muore per la puntura dello scorpione), ma anche che è impossibile (o quasi) impedire alla natura di fare il proprio corso (lo scorpione ha ucciso la tartaruga pur se così anche indirettamente sé stesso).

Se dovessimo valutare le azioni dei due animali scopriremmo che il karma dello scorpione non risentirà in particolare della barbara uccisione della testuggine…

Il valore della consapevolezza

È un po’ difficile da comprendere (e ancora più da praticare) per noi occidentali, ma la nostra coscienza e la consapevolezza di noi stessi valgono tanto quanto le nostre azioni.

E non commettiamo l’errore di considerare tutto ciò una facile scorciatoia per giustificare i nostri errori (“sono consapevole del mio comportamento sbagliato, quindi questo non produce tutti i suoi effetti negativi“), anzi!

Attribuire valore alla nostra coscienza significa principalmente snidare quegli atteggiamenti opportunistici e legati più alla convenienza e alle convenzioni sociali che al nostro intimo sentire.

Se questo ci complica un po’ la vita, imponendo una maggiore attenzione al nostro quotidiano pensare, ci offre tuttavia anche un potente grimaldello per intervenire efficacemente sul karma in evoluzione, anche quando ci sembra impossibile cambiarlo.

Se è impossibile cambiarlo in questa vita, infatti, una piena consapevolezza di cosa “ora” stia accadendo potrà aiutarci a modificare il nostro karma in evoluzione.

I nodi karmici

sciogliere i nodi karmici

Spesso l’immagine associata ai nodi karmici è quella di un filamento, rappresentante la nostra vita, che incontra, appunto, un nodo. Questo ostacola il naturale fluire del filamento e ci impedisce di proseguire nella nostra evoluzione spirituale.

L’immagine del nodo ci induce anche a pensare, quando ne incontriamo uno, di rimanere bloccati all’interno di un circolo vizioso senza fine che ci costringe a compiere gli stessi errori ancora, ancora e ancora.

Questa visione, così come la sua analogia visiva, per quanto suggestive sono fallaci. Già ammettere che la nostra vita possa essere ristretta all’interno di un loop è foriero di comportamenti e pensieri negativi e autodistruttivi.

In primo luogo dobbiamo comprendere che la nostra vita (spirituale e non) non può essere rappresentata da un filamento, da una linea, da un segmento con un inizio e una fine. La nostra vita è un vastissimo reticolo di mutevoli possibilità in continua evoluzione: come potrebbe un nodo posto su uno di questi filamenti bloccare oltremisura la nostra esperienza di vita?

Lo so che decenni di cinema e tv ci hanno mostrato che esistono questi loop temporali: strane situazioni in cui riviviamo la stessa sequenza temporale che non riusciamo a interrompere. Tuttavia il tempo non funziona così…

Come le azioni influenzano il tempo

Senza addentrarci qui e ora nelle logiche della dinamica del tempo puntuale o universale, basti ricordare che qualunque azione (significativa) si compia, ci conduce inevitabilmente lungo una nuova linea temporale degli eventi.

E quindi? I nodi non esistono?

Certo che esistono e rappresentano effettivamente dei blocchi, o meglio – per rimanere nella metafora – dei filamenti che non hanno potuto svilupparsi sino alla propria fine. In questo senso effettivamente i nodi bloccano il nostro sviluppo spirituale, impedendoci di sperimentare alcune delle pressoché infinite possibilità che la vita quotidianamente ci offre.

Detto questo, resta da comprendere come riconoscerli (i nodi appunto) e come scioglierli!

Come riconoscere i nodi karmici

respirare

Il fatto di avvertire che qualcosa non funziona può essere un indizio, così come accorgersi di ritrovarci spesso in situazioni già sperimentate sul lavoro, così come nelle relazioni personali o negli affetti. Doveroso allora è cercare di analizzare cosa sia successo e quali siano state le scelte (o le “non scelte”) a condurci in quella circostanza.

Ma talvolta i nodi sono più difficili da individuare: restano sommersi nella nostra memoria o sono del tutto trasparenti – e quindi invisibili – per la nostra percezione razionale.

Non di rado, infatti, i “nodi” non dipendono direttamente dalle nostre azioni, quanto piuttosto sono collegati – e in qualche misura derivanti – dal verificarsi di episodi di particolare intensità come lutti, distacchi, violenze subite o perpetrate in vite precedenti che possono lasciare delle ferite durature. Non indelebili, ma che senza un trattamento adeguato possono segnarci per molti e molti anni, anzi, per molte e molte vite!

In tutti questi casi esercizi di regressione ipnotica e di meditazione mirata possono essere sicuramente utili, così come un’indagine nella memoria akashica.

E una volta che pensiamo di averli trovati, che si fa?

Come sciogliere i nodi karmici

consapevolezza

La semplice individuazione di un nodo che avvertiamo essere limitante per la nostra evoluzione personale è già un notevole passo in avanti.

Come ci insegna Jiddu Krishnamurti, già la semplice osservazione di cosa accade dentro di noi è capace di cambiare le cose.

Inoltre proviamo a riflettere su cosa dicevamo a proposito dell’efficacia dei pensieri, del nostro modo di porci innanzi a una situazione: al pari delle nostre azioni, i nostri pensieri sono tali da incidere sul nostro karma, nel tempo modificandolo.

Già, nel tempo…

Vero è, infatti, che – in assenza di strumenti più efficaci – limitarci a riflettere sul perché stiamo sbagliando può implicare tempi parecchio lunghi per sciogliere i nostri nodi. D’altra parte non è un caso che karma e reincarnazione viaggino di pari passo: il primo ha bisogno della seconda per svolgersi, e la seconda sarebbe inutile senza il primo.

L’osservazione di sé stessi, la meditazione, il distacco dal nostro ego, la crescita della propria consapevolezza, sono tutti validissimi percorsi che possono aiutarci a leggere dentro di noi, a capirci e a sostenerci nell’evoluzione.

Ha senso sciogliere i nodi?

D’altra parte c’è un’ultima importante considerazione a proposito di cosa dobbiamo fare per cambiare il nostro karma: se infatti evolversi verso una condizione spirituale più elevata è qualcosa di intrinsecamente connesso alla natura umana, non v’è motivo per accelerare oltre misura questo cambiamento.

Mi spiego meglio: è vero che gli strumenti a cui abbiamo accennato sono utili per farci progredire nel nostro personale percorso evolutivo, ma è altresì vero che a questo scopo ogni cosa deve accadere “quando deve accadere”. Ogni forzatura, per quanto compiuta a fin di bene, non può che produrre effetti inattesi e potenzialmente contrarti alle aspettative.

Lasciar scorrere le cose secondo il loro ritmo naturale, restando osservatori oggettivi tanto prima quanto dopo, cogliendo le piccole e grandi occasioni alla nostra portata, consapevoli che il ciclo delle reincarnazioni è funzionale alla nostra crescita, è il miglior modo di sciogliere i nodi karmici.

A conti fatti, per quanto ad una visone superficiale può sembrare che tutti noi siamo succubi delle leggi del karma e del ciclo delle reincarnazioni, esse sono invece del tutto funzionali alla nostra evoluzione personale.

Non sentiamoci quindi in colpa se ci sembra di intravedere in noi un comportamento errato che stentiamo a correggere. Le potenzialità sono già in noi, ma si concretizzeranno nel reale potere di farlo quando sarà il momento giusto.

Ecco allora che, in questo contesto, possiamo comprendere appieno l’importanza delle intenzioni rispetto alle azioni.

D’altronde, se non fosse ancora arrivato il momento giusto per un’ulteriore crescita spirituale, questa non sarà per noi raggiungibile nonostante le nostre migliori intenzioni, pena la realizzazione di effetti indesiderati e potenzialmente anche contrari.

Conclusione

Ascoltiamo il nostro istinto se sentiamo il bisogno di sondare i nostri nodi karmici e approfondiamo sempre il nostro karma, ma non affrettiamoci a cercare di cambiarlo: per farlo, infatti, abbiamo a disposizione tutto il tempo necessario!

Attenzione però: ricordiamo che ogni nostra azione produce i propri effetti e che quindi anche l’inerzia, il semplice rimandare a domani, non è priva di ripercussioni. In questo senso, non-scegliere equivale a scegliere. E quale forma migliore di non scegliere esiste se non l’abbandono ai propri istinti?

Certo, è possibile che seguirli sia la scelta migliore da compiere per la nostra evoluzione, ma difficilmente sarà così senza una piena consapevolezza di cosa stia accadendo, fuori e dentro di noi!

La giusta misura nelle nostre reazioni non è un obiettivo facile da raggiungere. Solo un adeguato distacco dal nostro “io emotivo” e irrazionale può aiutarci in questo percorso, sostenendo le nostre scelte quotidiane nella direzione da noi consapevolmente scelta.

Non mancheranno certo gli errori, ma la coscienza delle nostre azioni sarà un indispensabile strumento di crescita interiore, ovvero di indirizzo verso la nostra forma spirituale più evoluta.

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3 commenti

  • …aggiungerei alle tue sagge parole, di ricordarci che siamo grandi anime, figli dell’Assoluto e quindi principi guerrieri mandati qui sulla Terra a “frequentare” questa incredibile scuola che si chiama Vita affinché possiamo apprendere dai nostri stessi errori… Ma è comunque certo che ognuno di noi, chi prima o chi dopo, a seconda del proprio livello di evoluzione spirituale, sarà in grado di “laurearsi” e spezzare per sempre le catene di Maya e il ciclo del Samsara.
    Grazie Michele, Namastè
    Pamela

  • cantare aiuta a curare il karma? Io come azione consapevole solo questa conosco
    la meditazione e le altre cose non le so fare
    si dice osservare il respiro
    ma cantare già significa lavorare sul respiro e sulle emozioni
    grazie

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