Quanti sono i Chakra?

quanti sono i chakra

Ciò che abbiamo considerato fino a questo punto (ovvero dove si trovano i chakra e come funzionano) dovrebbe averci fatto comprendere che, di fatto, è impossibile stabilire un sistema “standard” e ufficiale per quanto riguarda sia la posizione sia il numero dei nostri chakra.

Ogni scuola, ogni tradizione yogica, in particolare quelle di memoria tantrica, ha così formulato un proprio sistema dei chakra, molto spesso ampiamente sovrapponibile agli altri ma che si distingue sempre per qualche aspetto affatto irrilevante.

In questo articolo esamineremo questi sistemi e le loro caratteristiche, cercando di dare una risposta esauriente alla domanda “quanti sono i chakra?”.

L’origine dei sette chakra

sette chakra principali

Almeno in occidente, alcune idee si diffusero più di altre, anche grazie a opere come quelle di Arthur Avalon (pseudonimo di Sir John Woodroffe, magistrato britannico presso la Corte Suprema del Bengala).

“Il potere del serpente”, insieme alla parziale traduzione del Satcakranirupana, hanno influenzato non solo l’epoca in cui fu pubblicato, ma anche tutti gli studiosi della materia che, da quel momento, presero a modello il sistema a sette chakra.

Questi sono, come sappiamo:

  1. Muladhara o Chakra della Radice
  2. Svadhisthana o Centro Sacrale
  3. Manipura o del Plesso Solare
  4. Anahata o del Centro del Petto
  5. Vishuddha o Centro della Gola
  6. Ajna o Centro Frontale
  7. Sahasrara o Centro Coronale.

Va precisato, peraltro, come quelli innanzi indicati siano comunque solo i centri energetici “principali”, accanto ai quali ne sono stati affiancati molti altri.

La loro stessa collocazione spaziale nel corpo umano, al netto delle considerazioni precedenti, risente fortemente di una diversa e più remota accezione di chakra.

Questi, infatti, sono stati (e in certi contesti ancora sono) del tutto sovrapponibili ai mandala e agli yantra; in entrambi i casi si tratta di elementi fortemente simbolici e dalla valenza profondamente mistica.

Un’ascesa spirituale

schema di trascendenza e manifestazione

In questo senso, la collocazione dei chakra lungo una linea approssimativamente verticale corrisponde – in buona misura – all’idea di una crescita spirituale, dal livello più “basso” (Muladhara) a quello più alto (Sahasrara); a ogni passaggio da un chakra all’altro, il praticante dunque potrebbe sperimentare nuovi stadi di coscienza e giungere a progressivi livelli di consapevolezza.

Ad esempio, molto diffusa è l’idea che piedi e mani ospitino ciascuno chakra piuttosto potenti. Altre ricostruzioni – abbastanza note in realtà – affermano poi che i chakra principali siano dodici.

A questo numero si arriva aggiungendo ai sette convenzionali un ottavo e un nono (posti progressivamente più in alto rispetto a quello della corona), un decimo diametralmente opposto al nono (e quindi sotto i piedi a circa 30/40 cm dalla pianta), un undicesimo (in questo raccogliendo quello delle mani e dei piedi) e un dodicesimo (collocato a circa mezzo metro dal nostro corpo fisico, sulla linea di confine del nostro cosiddetto “campo aurico”).

Non manca infine chi ritiene che il corpo umano sia letteralmente costellato di punti energetici, più o meno importanti, in modo non completamente dissimile dai molteplici punti individuati dall’agopuntura; convenzionalmente 365, cioè come i giorni di un anno.

Riflessioni sul sistema classico dei chakra

È poi singolare come, benché diffusa l’idea che questi centri energetici siano “privi di attributi fisici” (Cyndi Dale, “L’energia dei chakra”, Armenia editore) i chakra corporei (cioè quelli direttamente collegati con il corpo fisico) siano di forma conica, abbiano una ruota interna e una esterna e siano bifronte, cioè orientati in due direzioni approssimativamente opposte di 180°, fatta eccezione per il Muladhara e Sahasrara, che avrebbero un unico orientamento, per così dire, verso l’esterno, ovvero rispettivamente verso il basso e verso l’alto.

forma conica chakra
La forma “conica” dei chakra corporei

Ora, tralasciando le possibili contraddizioni emergenti tra differenti ricostruzioni, parrebbe proprio che, relativamente ai chakra, si versi in una condizione del tutto analoga a quella sperimentata all’epoca delle prime teorie delle stringhe. Tutte le teorie si fondano sui medesimi principi e, pur riscuotendo riscontri positivi sulla propria applicazione, giungono a costruzioni differenti l’una dall’altra.

Il già citato Edward Witten intuì come fosse possibile che ogni teoria allora presente sulle stringhe fosse in realtà assolutamente corretta e, allo stesso tempo, assolutamente parziale; un approccio che potremmo definire a pieno titolo come “olistico” e che, quindi, non potrebbe trovare un’applicazione migliore che in queste materie!

Quanti sono i chakra? Analisi dei loro effetti

Proviamo dunque a ragionare in modo diverso e, invece di cercare di immaginare dove o quanti siano i chakra, proviamo a ricercarne gli effetti e, da questi, dedurne la presenza. Osservando l’essere umano non è infatti impossibile cercare di individuare alcuni dei suoi tratti caratterizzanti.

Primo chakra

Primo chakra muladhara

All’inizio di tutto, inevitabilmente, c’è la vita, l’energia primigenia senza cui tutto è inerte. È la scintilla divina incarnata, per alcuni, il soffio vitale che diventa respiro. È il seme vitale, il luogo – fisico e non fisico – dove tutto inizia e da cui tutto parte.

Come un piccolo seme può raccogliere la possanza di una quercia, così il nostro primo chakra contiene in sé la nostra massima potenza. Muladhara è, dunque, non solo il primo dei chakra, ma anche l’essenza primaria dell’uomo nell’immanenza presente e nel divenire. È la spinta evolutiva dell’uomo, la sua intrinseca capacità di accrescere la propria natura limitata.

Secondo chakra

secondo chakra

La morte fisica, la disgregazione materiale, è una soglia invalicabile per la nostra energia che, per corrispondere alla propria natura evolutiva, ha trovato la migliore soluzione possibile nell’auto-replicazione. Questa, come in quasi tutti gli esseri viventi di una certa complessità, non può avvenire da sola ma deve avvalersi di un’altra fonte di energia.

La spinta riproduttiva, dunque, diventa la realizzazione dell’energia primigenia attraverso il secondo charkra, Svadhisthana. Questo è il “luogo” di tutto ciò che porta alla propagazione della nostra firma energetica. Ciò avviene innanzitutto lungo i canali del desiderio e della passione ma, nell’evoluzione spirituale, trova spazio grazie alla diffusione della nostra energia anche in altre forme. La capacità creativa, in senso lato, è il secondo tratto caratterizzante la nostra sintesi energetica.

Terzo chakra

terzo chakra

Ma, per giungere a quei risultati, occorre assicurare la propria persistenza in un ambiente potenzialmente ostile. Occorre, semplicemente, sopravvivere, tanto fisicamente quanto spiritualmente, psichicamente ed energeticamente.

Difendere il proprio patrimonio assume dunque un ruolo determinante e a sé stante, affidato al terzo dei chakra che incontriamo in questa analisi, Manipura. Ad esso è affidato il ruolo – delicatissimo – di sovrintendere a tutti quei processi, fisici e non, che attengono non solo alla mera sopravvivenza.

Infatti, per esprimere il proprio potenziale (Muladhara) e affermarlo nei tempi in cui non saremo (Svadhisthana), occorre primeggiare rispetto ad altre aggregazioni energetiche, cioè ad altre persone.

L’affermazione di sé stessi, come individuo nella crescita, nelle relazioni con gli altri (affettive) e con la comunità in cui viviamo (professionali, sociali,…) diventa un tassello indispensabile. La sua funzione, peraltro, assume ruoli sempre più importanti al crescere della complessità dei sistemi ambientali in cui l’essere umano vive.

A Manipura l’ingrato compito di regolare la propria energia per raggiungere un ideale equilibrio tra ciò che non possiamo (o vogliamo) arginare e ciò che desideriamo affermare.

Quarto chakra

quarto chakra

Come trovare la situazione ideale tra subire le pressioni di tutto e di tutti o invece affermare su tutto e tutti la propria energia-volontà-desideri? Come è possibile raggiungere un equilibrio tra l’eccessiva passività o l’esagerata dominanza?

A questo scopo la nostra energia si arricchisce di Anahata, il nostro quarto chakra. Esso – non a caso centrale, nelle rappresentazioni grafiche – è il trasmutatore per eccellenza!

Il suo ruolo di equilibratore è certamente tra i più difficili, non solo perché deve confrontarsi con energie potentissime come quelle espresse da Muladhara (vita), Svadhisthana (creatività) e Manipura (sopravvivenza), ma anche perché una parte importantissima del suo compito è quella di calmierare quelle spinte interiori con le analoghe pressioni esterne, e non solo.

Al crescere della complessità della nostra sintesi energetico-fisica, crescono anche collegamenti e feedback secondari e indesiderati. Le maggiori possibilità offerte da una forma di vita complessa diventano aspetti da gestire anche ad altri (inattesi) livelli.

Lo scenario fisico e psichico fin qui creato come rappresentazione materiale delle nostre prime tre forme energetiche diventa talmente complesso da richiedere forme di autoregolazione e controllo ancora non presenti, a questo livello. Desideri, paure, entusiasmi e delusione iniziano a diventare elementi con cui fare i conti quotidianamente e potenzialmente capaci di influenzare profondamente il funzionamento dell’intero sistema energetico.

Quinto chakra

E, come ogni buon sistemista o ingegnere delle comunicazioni può confermare, quando la complessità di un sistema cresce diventa essenziale introdurre e consolidare efficaci forme di comunicazione.

Senza di queste, infatti, sarà impossibile gestire la mole crescente di input/output dai singoli sotto-sistemi.

In realtà, soltanto grazie a una efficace comunicazione reciproca questi ultimi potranno diventare qualcosa di ancora più complesso, un macro-sistema in cui lo scambio informativo (cioè energetico) diventa così essenziale per il buon funzionamento comune da assurgere a una funzione a sé stante.

Vishuddha, il nostro quinto chakra, è il centro energetico a tanto deputato, non a caso posizionato nel luogo immaginario preposto alla comunicazione, la gola. Ora, noi sappiamo che la comunicazione verbale è la minima parte delle informazioni che transitano da una persona all’altra, eppure la comunicazione – nel nostro complicatissimo sistema – necessita di un luogo che sia anche “interno” al nostro corpo in quanto senza una efficace comunicazione interna difficilmente potrà funzionare armoniosamente l’intera aggregazione energetica e materiale.

Il dialogo, come scambio di informazioni e dunque di energia, costituisce così una funzione essenziale per la realizzazione di sé stessi tanto nei confronti di ciò che è fuori di noi quanto nei riguardi di ciò che, invece, è dentro!

Sesto chakra

sesto chakra

Il sistema fisico-energetico è diventato davvero complesso a questo livello. Non si tratta di un essere vivente che si limita a voler affermare la propria vitalità.

Attraverso la relazione con il mondo esterno, e l’implementazione di sofisticati sistemi di comunicazione, l’orizzonte cui è rivolto il nostro sguardo si è enormemente ampliato. Le qualità, che si rendono necessarie per la vista che occorre a questo livello di evoluzione, non sono più quelle di altri esseri viventi.

Non occorre ora “vedere più lontano”, come un rapace, od osservare ciò che accade intorno a noi, come a una mosca; ora serve un livello di visione più sofisticato, meno sensibile ai limiti di spazio e di tempo.

Ajna è il centro energetico a tanto preposto, e non si tratta di acquisire o di mettere in atto capacità meramente immaginative. Per quanto questa sia senz’altro una espressione della nostra essenza energetica, parrebbe più appartenere a Svadhisthana, la nostra forza creatrice, che al nostro sesto chakra.

Quest’ultimo, infatti, non esprime la capacità di immaginazione bensì quella della percezione. A questo livello evolutivo, i mezzi di comunicazione ordinari non bastano più. Serve introdurre la facoltà di vedere ciò che non è visibile per i nostri sensi.

L’accesso a una visione più profondamente radicata nella realtà primigenia della materia, cioè ricondotta all’energia di cui siamo espressione, è il passo necessario per aprire il nostro terzo occhio. Terzo appunto perché aggiunge una visione differente a quella ordinaria, una visione orientata più alla vera natura delle cose, tanto nella loro manifestazione immanente quanto nella loro matrice energetica.

Settimo chakra

L’essere che si para noi innanzi è dunque diventato parecchio complicato.

I suoi obiettivi si sono molto evoluti da quando era espressione della semplice scintilla vitale. I primi sei centri energetici lo hanno portato a una comprensione profondamente differente di tutto ciò che lo circonda, della vita come della materia e, dunque, pure di sé stesso.

Non può allora essere privo di effetti rivolgere a sé le capacità fino a questo punto acquisite. È giunto a osservare il proprio corpo per quello che è, una forma materiale, vivificata dal respiro che pulsa della medesima energia che informa ogni cosa e ogni luogo.

Tempo e spazio, già superati con la visione espressione della natura di Ajna, sono ormai vestigia di un passato che più gli appartiene. Nell’osservare la propria essenza allo stato naturale, scompare ogni influsso della sua espressione più materiale, riconoscendo appieno l’appartenenza a una dimensione immateriale, energeticamente pura e, in fin dei conti, ai nostri occhi “divina”.

Sahasrara è espressione di quest’ultimo livello di complessità, la connessione con il divino e, dunque, l’universo. Grazie ad esso non c’è più smarrimento di fronte all’immensità, ma l’amorevole conforto che si prova nel senso di reciproca appartenenza al tutto. Non spaventa più la fine del corpo, né i rischi di non riuscire a replicare la propria firma energetica o a non affermare sé stessi.

La vita immanente torna a essere una mera manifestazione drammaticamente gioiosa di qualcos’altro. Uno spettacolo di ombre che, per quanto struggente, non potrà mai spegnere la nostra luce!

Ecco, quanti potrebbero essere, in effetti, i nostri chakra.

Lettura consigliata

Il potere del serpente
  • Avalon, Arthur (Autore)

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3 Commenti

    1. Buonasera Pia, questo è un articolo che parla nello specifico di quanti sono i chakra. Per questo motivo non tratta di correlazioni tra chakra e altre discipline.
      Non vedo invece come possa essere definita “infantile” una descrizione dei chakra, se può aiutarci a capire meglio cosa intende lo faremo presente all’autore dell’articolo.

      Nella categoria del nostro sito dedicata ai chakra può trovare moltissimi articoli su tutti i diversi aspetti di questo argomento così ampio. Se desidera un articolo più generale che descriva i 7 chakra principali lo può trovare qui: https://www.meditazionezen.it/i-7-chakra/

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