Reiki: Definizione, Storia, Caratteristiche e Livelli 4.8/5 (5)

reiki

Reiki (霊気) è il nome con cui viene indicata una pratica spirituale giapponese che viene impiegata come tecnica per la riduzione dello stress e per favorire il rilassamento e la guarigione.

Kanji giapponesi di Reiki
Kanji giapponesi di Reiki

Il Reiki viene eseguito tramite la tecnica dell’imposizione delle mani ed è basato sull’idea che esista una forza vitale invisibile che fluisce attraverso di noi e ci dona la vita. Se questa forza vitale ristagna o è troppo debole, diveniamo più facilmente soggetti a stress e malattie; se invece è bilanciata e sufficientemente alta, ci consente di essere in salute e felici.

Cosa significa Reiki?

La parola Reiki è composta da due vocaboli giapponesi: Rei significa “Saggezza di Dio” o “Potere Superiore” e rappresenta il mistero, ciò che va oltre l’umana comprensione, il disegno universale di un’entità superiore. Ki è il termine con cui viene invece indicata l’energia della forza vitale. Si tratta di una forma di energia che irradia ogni cosa e che si manifesta in tutto l’universo garantendone l’equilibrio.

Quindi il significato di Reiki è “energia vitale guidata spiritualmente” e indica la capacità dell’uomo di connettersi con un’entità superiore.

La storia del Reiki

Molti considerano Mikao Usui come il fondatore ufficiale del Reiki e ritengono che la parola Reiki si applichi solo alla modalità di guarigione che Usui ha scoperto e sviluppato. Tuttavia, quando si approfondisce l’origine del Reiki come modalità di guarigione, scopriamo che prima che Usui sviluppasse il suo stile di Reiki esistevano almeno altri quattro stili di guarigione Reiki che venivano praticati in Giappone.

Mataji Kawakami
Mataji Kawakami

Nel 1914 Matiji Kawakami, un terapeuta giapponese, sviluppò una tecnica curativa che chiamò Reiki Ryoho e nel 1919 pubblicò un libro intitolato Reiki Ryoho to Sono Koka, o Reiki Healing and Its Effects. Gli altri stili di guarigione Reiki in uso all’epoca erano Reikan Tonetsu Ryoho (creato da Reikaku Ishinuki), Senshinryu Reiki Ryoho (creato da Kogetsu Matsubara) e Seido Reishojutsu (creato da Reisen Oyama).

Fu durante il periodo in cui questi stili di Reiki erano già in uso che nel marzo del 1922 Mikao Usui ebbe la sua mistica esperienza sul monte Kurama (approfondita del prossimo paragrafo) in cui gli fu donata l’energia che lo portò a sviluppare il suo stile di Reiki, che chiamò Usui Reiki Ryoho. Il fatto che Usui abbia scelto questo nome tende a indicare che conosceva gli altri stili di Reiki in uso e indicava che questo era il suo personale stile di Reiki Ryoho.

A seguito degli sviluppi durante la seconda guerra mondiale e del lavoro di Takata menzionato più avanti in questa sezione, le altre forme di Reiki sono cadute in disuso o sono rimaste relativamente sconosciute, mentre Usui Reiki ha continuato a essere praticato crescendo in popolarità

Mikao Usui

Mikao Usui
Mikao Usui

Mikao Usui, o Usui Sensei come viene chiamato dagli studenti di Reiki in Giappone, nacque il 15 agosto 1865 nel villaggio di Taniai, non lontano dall’attuale città di Nagoya, in Giappone.

Fin dall’infanzia coltivò un grande interesse per l’apprendimento e lo studio. Crescendo, viaggiò in Europa e in Cina per proseguire la sua formazione in particolare nei campi della medicina, della psicologia e della religione, oltre a coltivare l’arte della divinazione, che gli asiatici hanno a lungo considerato una disciplina autorevole.

Usui Sensei divenne anche membro del Rei Jyutu Ka, un gruppo metafisico dedicato allo sviluppo delle abilità psichiche e, dopo essersi barcamenato tra varie professioni, divenne il segretario di Shinpei Goto, capo del dipartimento della salute e del benessere e in seguito sindaco di Tokyo.

La profondità e l’ampiezza delle sue esperienze lo spinsero a dirigere la sua attenzione verso la scoperta dello scopo della vita. Nel corso della sua ricerca si imbattè nella descrizione di uno stato speciale di coscienza che, una volta raggiunto, non solo fornisce una comprensione del proprio scopo di vita, ma dovrebbe anche guidarne una persona a raggiungerlo. Questo stato speciale è chiamato An-shin Ritus-mei. In questo stato speciale, si è sempre in pace indipendentemente da ciò che sta avvenendo nel mondo esterno, ed è da questo luogo di pace che si delinea lo scopo della propria vita. Una delle caratteristiche di questo stato è che si mantiene senza alcuno sforzo da parte dell’individuo; l’esperienza della pace nasce spontaneamente dall’interno ed è una sorta di illuminazione.

Usui Sensei comprese questo concetto a livello intellettuale e dedicò la sua vita a realizzarlo – apprese che una via per arrivare a An-shin Ritsu-mei è la pratica della meditazione zazen e trovò un insegnante Zen che lo iniziò alla pratica. Dopo tre anni, non avendo ottenuto i risultati sperati, il suo insegnante gli suggerì una pratica più severa in cui lo studente doveva essere disposto a morire pur di raggiungere An-shin Ritsu-mei.

Nel febbraio del 1922, con questo proposito in mente, si recò a Kurama yama, una montagna sacra a nord di Kyoto, dove digiunò e meditò per giorni. Va tenuto presente che non stava cercando di scoprire un metodo di guarigione, bensì di sperimentare questo speciale stato spirituale scoperto nelle su ricerche. Su Kurama yama è presente una piccola cascata dove anche oggi la gente si reca per meditare. La meditazione praticata in quel luogo implica di stare in piedi sotto la cascata e permettere all’acqua di colpire la sommità della testa, una pratica che si dice attivi il chakra della corona. I Maestri di Reiki giapponesi pensano che Usui Sensei possa aver usato questa meditazione come parte del suo addestramento.

Era il marzo del 1922 e, a mezzanotte del ventunesimo giorno, una potente luce pervase improvvisamente la testa di Usui, che si sentì come se fosse stato colpito da un fulmine e perse conoscenza.

Mentre il sole sorgeva, si svegliò e si rese conto di essere immerso in uno stato di vitalità estremamente piacevole che non aveva mai sperimentato prima, all’estremo opposto degli spasmi e della debolezza che lo avevano provato fino a quel momento. Un tipo miracoloso di energia spirituale ad alta frequenza aveva come spostato la sua coscienza normale, sostituendola con un nuovo livello di consapevolezza.

Usui corse giù per la montagna per comunicare al suo maestro Zen la sua grande fortuna, ma nel farlo inciampò su una roccia e cadde. Come chiunque avrebbe fatto, si mise le mani sull’alluce che gli doleva. Mentre lo faceva, un’energia curativa iniziò a scorrere spontaneamente dalle sue mani facendo sparire il dolore. Usui si rese conto che oltre all’esperienza illuminante che aveva sperimentato, aveva anche ricevuto il dono della guarigione. Capì anche che questo era il suo scopo di vita: essere un guaritore e formare altri guaritori come lui.

All’inizio tutto ciò che Usui Sensei possedeva era l’energia di guarigione, ma nel corso del tempo sviluppò il suo sistema di pratica Reiki. La maggior parte di questi sviluppi avvenne nel 1923 dopo il terremoto e lo tsunami del Grande Kanto che causarono ingenti danni a Tokyo provocando migliaia di vittime. Poiché così tante persone erano bisognose di guarigione, Usui Sensei decise che doveva fare qualcosa per accelerare la sua capacità di formare insegnanti.

Fu in quel periodo che sviluppò molte delle sue tecniche come Gassho, Reiji-ho, Gyoshi ho, Seishin-to-itsu e così via, oltre a perfezionare un metodo di armonizzazione formale o Reiju kai, rendendo più facile per gli altri imparare il Reiki e diventare insegnanti. Prima di questo sviluppo, il metodo con cui Usui passava l’abilità Reiki consisteva semplicemente nel tenere le mani degli studenti, tecnica che richiedeva molto tempo.

Come funziona il Reiki?

Tutti noi siamo vivi poiché la forza vitale fluisce attraverso il nostro corpo fisico attraverso tre tipi di percorsi chiamati chakra, meridiani e nadi. Scorre inoltre attorno a noi in un campo di energia chiamato aura. La forza vitale nutre gli organi e le cellule del corpo, supportandoli nelle loro funzioni. Quando questo flusso di forza vitale viene interrotto, a causa di fattori esterni quali lo stress o un grave trauma, uno o più degli organi e tessuti del corpo fisico ne risentono, provocando disagi e malattie.

La forza vitale è sensibile ai pensieri e ai sentimenti. Diventa disturbata quando accettiamo, consapevolmente o inconsciamente, pensieri o sentimenti negativi dentro noi stessi. Tale negatività si collega al campo energetico causando un’interruzione nel flusso della forza vitale.

Il Reiki guarisce scorrendo attraverso le parti interessate del campo energetico e caricandole con energia positiva. Solleva il livello vibratorio dell’energia dentro e intorno al corpo fisico dove risiedono i pensieri e le sensazioni negative. Così facendo, il Reiki corregge, rinforza e guarisce i canali di scorrimento dell’energia, consentendo alla forza vitale di fluire in modo sano e naturale.

Il Reiki non può mai causare danni

Poiché il Reiki è guidato da una coscienza superiore, non può mai fare del male. Sa sempre di cosa ha bisogno una persona e si adeguerà per sortire l’effetto più consono.
Inoltre, poiché il praticante non dirige attivamente la guarigione e non decide su cosa lavorare, o cosa guarire, il guaritore non corre il pericolo di essere contagiato dal karma del cliente. Il guaritore durante il processo rappresenta il mezzo attraverso cui l’energia si propaga e il suo ego non è mai coinvolgo nel processo.

L’energia non si esaurisce

Poiché si tratta di una guarigione canalizzata, le energie del guaritore Reiki non si esauriscono mai. Tradizionalmente, durante una seduta di Reiki sia il professionista che il cliente hanno bisogno di essere guariti, quindi entrambi ricevono i benefici del trattamento. Per questo motivo dare un trattamento aumenta sempre la propria energia e lascia circondati da sentimenti amorevoli di benessere.

Il trattamento è vissuto come una sensazione rigenerante di benessere luminoso che si sprigiona attraverso il corpo. Il Reiki tratta l’intera persona a partire dal corpo fisico, passando per le emozioni, la mente e lo spirito e crea molti effetti collaterali tra cui il rilassamento e la nascita di sentimenti di pace, sicurezza e benessere. In molti nel corso dei secoli hanno riportato risultati miracolosi.

I tre livelli di Reiki

Esistono tre diversi livelli che possono essere raggiunti dai praticanti di Reiki, incentrati sul processo di armonizzazione dell’energia, combinato con l’istruzione e la pratica. Mentre alcune componenti sono standard nel raggiungere ciascuno dei livelli, c’è una grande differenza nel modo in cui i diversi maestri di Reiki organizzano i loro seminari per formare nuovi guaritori

L’armonizzazione è ciò che rende il Reiki unico e lo differenzia da altre forme di tocco terapeutico e di energia. La cerimonia dell’armonizzazione, chiamata Reiju (Ray-joo) in giapponese, viene eseguita dal maestro Reiki e apre ed espande i principali canali energetici del corpo dello studente, consentendo all’energia universale di fluire più liberamente e profondamente.

L’armonizzazione, tramite questo processo di apertura, è in grado di cancellare i nostri blocchi emotivi. Di conseguenza, questo può creare significativi cambiamenti di energia all’interno dell’individuo e molti subiranno un intenso periodo di autosviluppo.

Ecco una ripartizione dei tre livelli di Reiki e di ciascuna delle armonizzazioni:

guarigione

1. Reiki Primo Livello

Il livello 1 è l’iniziazione di un praticante al Reiki ed è aperto a chiunque. La messa a fuoco durante il Livello 1 consiste nell’aprire i canali energetici a livello fisico, permettendo al praticante di connettersi all’energia della forza vitale universale, che fluisce dal cosmo attraverso la corona della testa e scende al cuore e alle mani.

Molti maestri di Reiki enfatizzano l’auto-Reiki come l’obiettivo del Livello 1, incoraggiando gli studenti a focalizzarsi sulla pratica del Reiki applicata a loro stessi, quindi lavorando attraverso i propri ostacoli personali. L’attivazione del Reiki livello 1 veniva inizialmente fornita in quattro distinte armonizzazioni – alcuni maestri di Reiki insegnano tuttora usando questo metodo. Tuttavia, la maggior parte degli insegnanti forniscono il livello 1 in una singola armonizzazione. Molti sperimentano sintomi fisici dell’energia nei loro palmi dopo la prima armonizzazione – inclusi formicolio, freddo o calore. In genere il corso di livello 1 include anche una panoramica della storia del Reiki, dei posizionamenti di mani e della pratica su di sé e di gruppo.

2. Reiki Secondo Livello

Il livello 2 è spesso definito dall’esigenza di praticare il Reiki sugli altri e consiste in un’apertura estesa dei canali energetici. Inoltre gli studenti ricevono i “simboli Reiki” e l’armonizzazione di livello 2. I simboli Reiki consentono al praticante di connettersi più profondamente all’energia universale, nonché di attingere alle qualità rappresentate dai simboli. Ciò include la capacità di fornire il Reiki a distanza o l’invio di energia di guarigione alle persone, ovunque esse siano.

Questo simbolo può anche essere usato per eliminare i blocchi energetici nel tempo, oltre che per le posizioni fisiche. A causa dell’intensità del processo di sintonizzazione, alcuni maestri di Reiki raccomandano che passino almeno 21 giorni tra le armonizzazioni di livello 1 e livello 2.

Tuttavia, ci sono molti Maestri di Reiki che combinano il livello 1 e il livello 2 in un seminario unico e possono persino insegnarli nel corso di un fine settimana. L’armonizzazione di livello 2 viene tipicamente fornita in una singola sintonizzazione, con un focus sull’apertura del canale centrale e un’enfasi sul Chakra del Cuore. Tipicamente il livello 2 include anche la pratica del disegnare i simboli, invocando le loro qualità, come la guarigione a distanza.

3. Reiki Terzo Livello

In molti corsi, il terzo livello e il grado di maestro Reiki sono la stessa designazione. Tuttavia alcuni insegnanti separano il livello 3 dal maestro, al fine di enfatizzare la differenza tra il ricevere l’attivazione da maestro e l’essere addestrati ad iniziare nuovi studenti o praticanti.

Diventare maestri Reiki rappresenta un profondo impegno per la pratica, e alcuni ritengono che debba passare un tempo significativo tra il conseguimento del secondo e il terzo livello.

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