Stone Balancing, la pratica Zen delle pietre in equilibrio

stone balancing
L’arte dello stone balancing, le pietre in equilibrio, è una pratica Zen antichissima che si sta pian piano diffondendo come forma d’arte in Occidente.

Questa mattina, sorseggiando il mio caffè, mi sono imbattuta in un articolo sul “mistero” delle pietre in equilibrio comparse in questo periodo su una costa del Salento.

Non ho potuto fare a meno di sorridere, ricordando che anche qui alle Canarie, in particolare a Puerto de la Cruz, lo stesso “mistero” era apparso qualche anno fa. La pratica, in gergo, si chiama stone balancing e le sue origini sono tanto variegate quanto affascinanti.

Avevo scattato qualche fotografia nel mezzo di quel “mare di pietre” a bordo oceano che evocava un senso di riverenza, di antica saggezza, e avevo meditato per qualche minuto contemplando le piccole torri che stavano in piedi apparentemente senza sforzo.

kira pietre zen

Nel 2019 quest’opera collettiva è stata smantellata dagli ambientalisti, ma ancora oggi qualche turista cerca di riportarla in vita giocherellando con le pietre della spiaggia.

La domanda che sorge spontanea è: perché lo facciamo? Da dove deriva questa usanza e perché la troviamo tanto affascinante? Cerchiamo di scoprirlo in questo articolo.

Cos’è lo stone balancing

pietre impilate sulla spiaggia

Definiamo “stone balancing” l’arte di impilare sassi, ciottoli o pietre l’uno sull’altro per creare una piccola scultura che stia in equilibrio senza l’ausilio di adesivi o altri mezzi di supporto.

Non sempre è necessario usare più pietre: lo stesso effetto può essere raggiunto anche tenendo in equilibrio una sola pietra, spesso facendo perno sul suo lato più appuntito.

Le prove della costruzione di questi cumuli di roccia e dell’arte del bilanciamento delle pietre in generale sono precedenti alla Bibbia e possono essere trovate in tutto il mondo e in diverse culture.

Nei tempi moderni molte persone impilano le pietre per rilassarsi, alleviare lo stress, meditare, creare arte, giocare e imparare.

I diversi tipi di stone balancing

  • Puro equilibrio: ogni roccia è in equilibrio sull’altra grazie ad un unico punto di appoggio.
  • Equilibrio di contrasto: le rocce più piccole traggono il loro equilibrio dal peso delle rocce che le sovrastano.
  • Pietre impilate: le rocce sono poste una sopra l’altra a formare strutture a molti piani.
  • Stile libero: una miscela di puro equilibrio ed equilibrio di contrasto.

Le origini dello stone balancing

stone balancing jonna
Jonna Jinton, youtuber svedese che pratica lo stone balancing

L’origine di questa pratica non è univoca: molte culture, tradizioni e popoli, nel corso dei secoli, hanno adottato l’usanza di impilare le pietre una sopra l’altra per diversi scopi.

Gli indigeni delle Ande, ad esempio, chiamavano questi tumuli “apachetas” e li costruivano ai margini delle strade come offerta agli déi per chiedere loro di proteggerli durante un viaggio.

Nel Circolo Polare Artico nordamericano il cosiddetto inukshuk, una scultura rudimentale fatta di pietre impilate, era usato come punto di riferimento su colline e montagne per guidare i viaggiatori.

In Irlanda e Scozia, invece, questi tumuli di pietre erano usati nell’antichità per contrassegnare i luoghi di sepoltura dei defunti. In Gaelico venivano chiamati cairn.

Infine, nella filosofia Zen l’atto di accatastare i ciottoli è associato all’equilibrio interiore.

È curioso osservare come popoli diversi, in epoche storiche e aree geografiche molto distanti tra loro, abbiano adottato la stessa pratica. L’uomo sembra naturalmente attratto dall’atto di costruire qualcosa con le pietre.

Lo stone balancing nello Zen

zen pietre

Naturalmente, quando oggi pensiamo allo stone balancing o ci imbattiamo in una di queste sculture, lo Zen e la meditazione zen sono le prime associazioni mentali che sorgono spontanee.

Lo stone balancing è infatti una forma di meditazione, in quanto richiede la nostra completa concentrazione su un oggetto (in questo caso le pietre) unita a pazienza e calma mentale.

Due delle caratteristiche fondamentali della filosofia Zen sono la consapevolezza dell’impermanenza (ovvero la caducità di ogni fenomeno) e l’attenzione al momento presente.

Accatastare pietre per creare forme o sfidare i limiti dell’equilibrio è un atto antico che evoca questi due principi. Disporre le rocce per realizzare sculture apparentemente prive di solide fondamenta rimarca anche il concetto Zen dell’equilibrio: un solo spillo porta il peso del mondo.

Raggiungere un perfetto equilibrio con le pietre richiede tre punti di contatto che spesso possono essere percepiti intuitivamente solo nella quiete profonda e nel silenzio.

Arriva un punto in cui la mente si spegne completamente, come in uno stato meditativo profondo. E infine, quando ci avviciniamo alla fine del processo, è come se nient’altro esistesse.

A differenza delle pietre ammucchiate usate come segnavia o monumenti sacri, lo stone balancing come pratica Zen non è pensato per durare.

Questo “yoga delle pietre” è molto simile ai mandala di sabbia del buddismo tibetano, dove i monaci trascorrono diversi giorni creando un gigantesco mandala sacro e geometrico con diverse sabbie colorate, solo per distruggerlo e riportare la sabbia al suo posto originale in natura.

Allo stesso modo, le pietre vengono riposte una per una (senza calci o fretta) dove sono state trovate.

Come lo stone balancing è arrivato in Occidente

piccole sculture zen di pietra

Verrebbe da chiedersi come questa pratica sia arrivata ai giorni nostri e perché, ad oggi, sempre più persone la sitano adottando nel mondo occidentale.

Possiamo far risalire il “boom” dello stone balancing occidentale al 1987, l’anno in cui si tenne la cosiddetta Convergenza Armonica, un evento di meditazione globale con epicentro sulla costa occidentale degli Stati Uniti.

A seguito di questa meditazione collettiva, i partecipanti iniziarono spontaneamente a costruire piccole torri di pietra in ogni parte del mondo come testimonianza materiale di quell’evento senza precedenti.

Da quel momento in poi la pratica si diffuse a macchia d’olio, anche per una naturale tendenza all’imitazione. Laddove vediamo una scultura di pietre, infatti, subentra il nostro istinto di imitare quell’opera e crearne una tutta nostra.

È così che, ad esempio, sono nate le numerose sculture di Puerto de la Cruz: i turisti hanno visto alcune pietre impilate e, pensando fosse una tradizione locale, hanno pensato di crearne altre fino a popolare tutta la spiaggia.

Come impilare le pietre

Travis Ruskus
Travis Ruskus nell’atto di creare una delle sue opere. Credits: travisruskus.com

Sembra tutto bellissimo, ma come si comincia? Ecco un semplice metodo suggerito da Travis Ruskus, un “bilanciatore di pietre” professionista che ha fatto di questa pratica la sua forma d’arte.

  1. Seleziona le prime due pietre da bilanciare: Scegli le prime due rocce, cercando di non pensarci troppo. Avrai bisogno di avere sempre un altro sasso in mano per passare allo step successivo.
  2. Trova il triangolo: Nel punto in cui le due rocce si toccano, deve esserci un minuscolo “triangolo” di equilibrio, che crea tre punti di contatto. Per bilanciare il primo sasso posizionalo in una forma il più triangolare possibile (con la punta rivolta verso il basso), finché non senti quei tre punti di contatto. Queste sono le basi dell’equilibrio. Un triangolo è la forma più forte, perché qualsiasi forza aggiunta è distribuita uniformemente lungo i suoi tre lati.
  3.  Lascia che le pietre “trovino” la posizione: Quando la roccia è completamente bilanciata, la sentirai fisicamente “scattare” in posizione, come se trovasse spontaneamente il suo equilibrio. Asseconda sempre questa spontanea sistemazione.
  4. Applica pressione: Un ottimo trucco quando si costruisce è premere delicatamente sull’ultima roccia che hai posizionato. Tocca delicatamente per sentire dove l’equilibrio è più forte. Il punto più forte sarà facilmente in grado di sopportare una pressione moderata.
  5. Aggiungi più rocce: Ora inizia a bilanciare più rocce sulla prima. Posiziona la roccia successiva esattamente dove hai premuto il dito verso il basso.
  6. Continua così: Continua a impilare con questo metodo con pazienza e costanza.
  7. Fermati al momento giusto: Forse ci vogliono 15 pietre prima che tu sia soddisfatto, o forse posizionare solo una roccia ti sarà sufficiente. Quando sai se hai abbastanza rocce? Dipende interamente da te. L’ultima roccia in cima è quella che ti fa dire: “Sono felice. È abbastanza.” Questo è il momento d’oro.

Suggerimento per professionisti: puoi anche bilanciare i cristalli invece delle rocce per creare il tuo giardino zen di cristalli in casa tua.

Accatastare le pietre è una pratica di pazienza. Man mano che continui ad acquisire esperienza, puoi provare forme più complesse e ambiziose.

L’impatto ambientale

zen

Per quanto lo stone balancing sia affascinante a livello estetico e aiuti ad entrare in uno stato meditativo, questa pratica non dovrebbe essere incoraggiata nelle aree naturali come spiagge, parchi o riserve protette.

Può infatti disturbare l’ecosistema e rovinare gli habitat naturali di molte specie (ad esempio granchi e molluschi che vivono tra le rocce), portare all’erosione della costa e addirittura all’estinzione di piante autoctone, macroinvertebrati, piccoli mammiferi e altre specie in via di estinzione.

Le rocce, in natura, non sono un accessorio estetico: svolgono funzioni importanti in sintonia con il resto dell’ecosistema. Spostarle o impilarle è considerata una forma di vandalismo ambientale.

Questo non significa che non puoi praticare lo stone balancing. Semplicemente sii giudizioso e rispettoso del luogo in cui svolgi questa attività e ricorda che, come forma di meditazione, onorarne l’impermanenza (e quindi rimettere a posto le pietre una volta terminata l’opera) è fondamentale.

Come praticare lo stone balancing nel rispetto della natura

ragazzo impila pietre in spiaggia

Naturalmente lo stone balancing può coesistere con la consapevolezza dell’ambiente. Puoi farlo, ad esempio, nel giardino di casa tua, oppure acquistando delle pietre o cristalli che userai appositamente per questa pratica.

Se desideri costruire pile di ciottoli sulla spiaggia come passatempo meditativo, assicurati di rimettere al loro posto le pietre dopo che le avrai impilate. Prima di scegliere una pietra, controlla che sotto di essa non ci siano alghe o molluschi che ne hanno fatto la loro casa. Le pietre più lontane dal bagnasciuga sono le più sicure in questo senso.

Tra gli insegnamenti dello Zen c’è anche quello di onorare l’ordine naturale delle cose. La natura è in sé e per sé un’opera d’arte e non dobbiamo avere la presunzione di migliorarla.

Lo stone balancing può essere una pratica contemplativa molto profonda e rigenerante, ma è davvero completa solo quando le pietre tornano alla loro casa.

Conclusione

Per quanto controversa, la pratica dello stone balancing è oggi più affascinante che mai. Colma il nostro bisogno di calma e contemplazione e ci aiuta a creare piccole opere d’arte accessibili a tutti e a scoprire una meravigliosa forma di meditazione.

Va però svolta con il dovuto riguardo nei confronti del paesaggio e dei delicati equilibri ambientali. Disfare il mucchietto di pietre che abbiamo creato con tanta pazienza e riportarle dove le abbiamo trovate è in sé e per sé una splendida chiusura della pratica meditativa.

Lettura consigliata (in inglese)

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1 Commenta

  1. says: Claudio Meini

    Buonasera, sono un Artista Marziale Karate-Do da 40 anni ho iniziato x caso a creare gli Stone Balancing ovunque io mi trovi in qualunque posto, costruisco un Balancing la mia mente si svuota concentrandomi, devo dire che ogni pietra che raccolgo per riponerla una sull’altra, con le dita della mano in quel sasso sento un energia e un punto di equilibrio che non ho mai sentito prima. Oss🙏🥋🤩

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