La Terza Via: Come (e perché) andare oltre l’apparenza

la terza via

“Se non tocco non ci credo”, o qualcosa del genere. Questo è quanto diceva San Tommaso, riferendosi alla propria incapacità di credere nella resurrezione di Cristo senza prima poterne toccare la viva carne con le mani.

È in questo concetto – assai comprensibile peraltro – che si annida la nostra istintiva diffidenza verso tutto ciò che non possiamo vedere, toccare e, in senso lato, dimostrare con la nostra avanzatissima tecnologia.

Tuttavia, prima o poi, tutti noi dobbiamo fare i conti con i nostri limiti sensoriali. Questa non è una condizione personale, che sperimentiamo solo come individui, ma un dato di fatto scientificamente consolidato ai più alti e sofisticati livelli di indagine.

Prima di arrivare a spiegare cos’è la terza via proviamo quindi a seguire il sentiero segnato dalla scienza e vediamo dove ci potrà condurre.

La velocità della luce, un caposaldo della scienza

limiti dell'osservazione

Consideriamo che – secondo una visione della fisica ancora molto radicata e comunemente indicata col nome di “modello standard” – la velocità della luce è fissa e insuperabile. Nulla può superarla ed essa stessa non può né aumentare né diminuire. Questo è un vero caposaldo della fisica einsteiniana, e su di esso è edificato un enorme edificio.

Da ciò consegue, ad esempio, che la luce del sole che in questo istante ci raggiunge in realtà risale a circa otto minuti fa. Di notte, la luce della stella a noi più vicina ha viaggiato per quattro anni prima che noi riuscissimo a scorgerla a occhio nudo.

Questo significa che quella stella potrebbe ipoteticamente essere scomparsa tre anni fa e noi ce ne accorgeremmo tra circa un anno, perché smetterebbe di brillare. Ma c’è di peggio.

La luce più “antica” che raggiunge il nostro pianetino, in un quartiere (braccio) di periferia della nostra galassia, è stimata aver viaggiato per quattordici miliardi di anni. Questo significa che ha brillato ancor prima della formazione stessa della Terra!

Quella stella brillava molto tempo prima che le prime catene di aminoacidi si aggregassero per diventare gli organismi pluricellulari che, dopo milioni di anni, portarono alla vita sulla Terra come la conosciamo oggi.

E non è finita qui…

I limiti del modello standard

fisica quantistica legge di attrazione

Per una serie di considerazioni e di circostanze oggettive, possiamo immaginare il nostro intero universo come una specie di enorme cipolla. Ogni strato più esterno è sempre più opaco e sempre meno visibile alla radiazione elettromagnetica, cioè quella da noi utilizzata per “vedere”.

Siccome più ci allontaniamo nello spazio più stiamo letteralmente guardando indietro nel tempo, dobbiamo comprendere che più cerchiamo di guardare lontano (nello spazio e nel tempo) più le condizioni di visibilità diverranno paragonabili a quelle della superficie stessa del sole. Cosa significa tutto questo?

La superficie del sole si trova in uno stato fisico definito come plasma, in cui gli elettroni si possono muovere liberamente diventando ottimi conduttori di energia elettrica. Questa condizione, di fatto, rende la parte esterna della nostra stella pressoché imperscrutabile. Allo stesso modo, più lontano rivolgiamo il nostro sguardo indagatore, meno riusciamo a vedere.

Questo cosa dimostra? Semplicemente che esistono limiti oggettivi a ciò che possiamo percepire. E questo vale anche per le ricerche più approfondite e dotate degli strumenti più sofisticati.

Ciò che i nostri “sensi” non percepiscono è immaginato (dedotto, direbbe uno scienziato) sulla base di calcoli o di esperienze precedenti o similari.

Esiste tuttavia un “mondo” che ai nostri sensi sfugge. Ne percepiamo gli effetti, ne constatiamo indirettamente la presenza quasi in ogni istante, eppure in assenza del filtro della conoscenza fisica e materiale stentiamo ad accettarlo.

O almeno, così potevamo dire fino a qualche tempo fa. Con l’avvento della fisica quantistica questo paradigma ha cominciato a cambiare.

Le nuove sfide imposte dalla fisica quantistica

entanglement quantistico

Gli stessi scienziati che ritenevano che la velocità della luce costituisse una caratteristica intrinseca dell’universo hanno dovuto fare i conti con il mondo dei quanti e, tra l’altro, dell’entanglement.

Senza diventare eccessivamente noiosi, per chi non sapesse di cosa si tratta, possiamo brutalmente sintetizzarlo in questo: si è osservato che, in determinate condizioni, sollecitando alcune particelle e inducendole a cambiare alcune della loro caratteristiche (ad esempio lo spin, ovvero la direzione in cui ruotano), l’azione pare produrre i propri effetti anche su analoghe particelle separate dalle prime anche parecchi chilometri.

A rendere il tutto ancora più spettrale (questo è il termine che impiegava Einstein per definire questa singolare caratteristica della materia più minuscola) questi effetti appaiono simultaneamente, ovvero contravvenendo a molti dei limiti imposti dalla fisica classica, tra cui quelli attinenti alla velocità della luce.

Da quel momento le cose non fecero che complicarsi, giungendo a mettere in dubbio quasi tutto di quello che siamo stati abituati a credere, dalla logica causa-effetto alla nozione stessa del tempo in generale.

L’universo che oggi viene studiato ad altissimi livelli è un luogo davvero strano e misterioso. In quest’universo accadono fenomeni che non riusciamo a spiegare, ma che non possiamo più negare!

Un nuovo tipo di consapevolezza

aromaterapia

Tutto questo non può che spingerci verso un vero e proprio salto qualitativo della nostra consapevolezza. Accettare che possa esistere qualcosa che sfugge non solo alla propria comprensione, ma alla comprensione umana, di questi tempi non è un atto di fede, quanto piuttosto un gesto di umiltà.

Non si tratta infatti di “credere” che esista qualcosa che non comprendiamo. Questo è un dato di fatto incontrovertibile e che può spingerci in diverse direzioni.

C’è chi dedica la propria vita alla materia e si affanna alla ricerca dei sassolini che ci possano indicare la strada di casa. C’è invece chi si affida ad un’entità superiore che non tenta di spiegare né tantomeno di comprendere razionalmente.

Chi percorra una di queste strade spesso ha scarse capacità di dialogo con chi si trova dall’altra parte. Tuttavia esiste una terza via.

La Terza Via: cos’è e come intraprenderla

trovare la terza via

La terza via è il sentiero percorse da coloro che, resistendo a ogni tipo di integralismo culturale, restano attenti osservatori di ciò che accade fuori e dentro di sé, mantenendo quell’apertura necessaria ad accogliere anche le sollecitazioni meno gradevoli, rendendole così parte di un personale percorso di crescita.

Su questa via l’invito resta sempre di sperimentare, di provare senza fidarsi ciecamente, restando vigili e critici osservatori di ciò che accade prima, durante e dopo ogni pratica.

D’altra parte questa è la via seguita da ogni filosofia e cultura nei millenni che hanno preceduto l’applicazione del cosiddetto metodo scientifico. Medicina Tradizionale Cinese, Ayurveda, Yoga, cristallopratica e tanto altro. Tutte fondano le proprie solide fondamenta su secoli e secoli di sperimentazione pratica.

Siamo davvero sicuri di poter accantonare questo patrimonio della conoscenza solo perché asseritamente superato dai nostri potenti computer?

Concludiamo questa breve riflessione sulla terza via con un pensiero espresso da Sant’Agostino (354 d.C. – 430 d.C.) più di millecinquecento anni fa, eppure ancora attualissimo anzi, ancora profondamente rivoluzionario.

“I miracoli accadono non in opposizione alla natura, ma in opposizione a ciò che della natura conosciamo.”

Lettura consigliata

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