Shunyata, il Concetto di Vuoto nello Zen

Scopriamo il significato di Shunyata nello Zen, la sua storia e come trasforma la nostra percezione della realtà.

Shunyata (Śūnyatā) è un termine sanscrito che significa vuoto o vacuità di tutti i fenomeni, sia quelli percepiti con i sensi, che con il pensiero. È un concetto di fondamentale importanza per comprendere la visione zen.

In questo articolo scopriamo la sua storia, come si pratica e come si collega alla filosofia dello zen.

Una breve storia dello zen

zen

Zen è la pronuncia giapponese del carattere cinese Chan, spesso tradotto come “meditazione”. Il monaco buddhista considerato fondatore della scuola Zen è Bodhidharma, che fu discepolo di Prajnatara, ventisettesimo patriarca dello zen, dal quale ebbe il compito di trasmettere i suoi insegnamenti in Oriente.

La storia dell’origine dello zen narra che un giorno il Buddha si sedette davanti all’assemblea dei monaci, ma non disse nulla. Sorridendo teneva un fiore in mano e lo mostrava. Solo una persona capì quello che il Buddha stava facendo e gli sorrise.

Avvenne così il passaggio di conoscenza dal Buddha a questo discepolo, di nome Mahakashyapa, che divenne il primo patriarca dello zen. Poi ce ne furono altri, tra cui Nagarjuna, fino ad arrivare a Bodhidharma, l’ultimo patriarca indiano, il quale decide di spostarsi in Cina per far conoscere lo zen.

Bodhidharma arrivò in Cina, ma si rese conto che questa terra non era ancora pronta per lo Zen. Per questo si ritirò in una grotta e restò in meditazione per nove anni.

Bodhidharma
Bodhidharma

Bodhidharma insegnava una pratica molto semplice, basata sulla meditazione seduta e l’abbandono di ogni logica razionale riferita a sé stessi e al mondo circostante. Il testo di riferimento era il Lankavatara Sutra, appartenente alla tradizione del Buddhismo Mahayana.

“La forma non è diversa dal vuoto, il vuoto non è diverso dalla forma, la forma è proprio tale vuoto, il vuoto è proprio tale forma.”

Origini di Shunyata

Il concetto di shunyata ha radici nelle scuole filosofiche buddhiste, in particolare nella scuola del Mahayana.

L’idea di fondo è la vuotezza o vacuità dei cinque elementi (skandha):

  • forma o materia (rupa): fattori materiali o fisici come il corpo;
  • sensazione (vedana): sensazione fisica o mentale provata attraverso i sensi;
  • percezione/discriminazione (samjna): capacità di riconoscere le cose associandole ad altre cose;
  • formazioni o strutture mentali (samskara): elementi costitutivi del carattere;
  • coscienza (vijnana): la conoscenza di qualcosa prima della percezione; cioè le parti in cui si articola la realtà fisica (corpo) e psichica (mente) secondo la filosofia buddhista.

I Mahayana, attraverso la pratica interiore, lavorano non solo su sé stessi ma anche sugli altri esseri viventi. Nella tradizione Mahayana era importante la figura del bodhisattva, cioè colui che, pur liberato, potendo scegliere di uscire dal ciclo delle vite, decide consapevolmente di restare per aiutare gli altri nella liberazione.

Il primo bodhisattva è il Buddha stesso: egli, dopo aver raggiunto lo stato di liberazione, non uscì dal ciclo delle rinascite per far conoscere la verità a tutti.

I principi di Shunyata

vuoto zen

Secondo i Mahayana vi è uno stato di illuminazione dentro ogni essere vivente, lo stato del Buddha interiore. In questo senso ogni essere, se aiutato, può risvegliare in sé e riconoscere il suo stato eterno di Buddha.

La natura di Buddha consiste nella vacuità: per raggiungere questo stato e conoscere la verità così com’è occorre non identificarsi con ciò che è sensazione, percezione, pensiero, materia.

Entrare in contatto con il Vuoto vuol dire uscire dallo stato di ignoranza e, di conseguenza, dallo stato di sofferenza.

Questa visione del vuoto insegna che tutto ciò che percepiamo come reale è temporaneo, mutevole e privo di sostanza propria.

Shunyata è difatti strettamente collegata al concetto di impermanenza. Gli insegnamenti zen invitano tutti a liberarsi dagli attaccamenti alle cose e a trovare la pace prendendo consapevolezza del flusso dell’esistenza che è in continuo cambiamento e trasformazione.

Tale concetto si estende anche all’ego che è considerato una costruzione mentale. Pertanto, non c’è neanche un’identità personale stabile a cui attaccarsi.

Questa visione può sembrarci una privazione, l’idea di vuoto può alimentare la nostra paura di non avere o essere più nulla, ma non è affatto così.

Il sunyata è in realtà utile a raggiungere la vera pienezza, perché equivale a rimuovere le illusioni, gli attaccamenti che creano sofferenza e a mostrare che non c’è separazione ma connessione con tutto, ogni essere vivente esiste solo come parte di un tutto.

Essere zen significa quindi sperimentare la realtà con la consapevolezza della connessione e dell’interdipendenza di ogni cosa del mondo, compresi noi stessi, superando così ogni attaccamento.

Come si pratica Shunyata

monaco in meditazione

La meditazione zen, nota come Zazen, può essere utile nell’esperienza diretta del concetto di shunyata. Attraverso la meditazione, i praticanti cercano di svuotare la mente dalle distrazioni e di entrare in contatto diretto con la realtà non condizionata.

Questo processo può portare alla realizzazione del vuoto, all’esperienza diretta del non-dualismo e dell’essere un tutt’uno con l’universo.

Il mantra SO’HAM

Un’altra pratica che si potrebbe utilizzare è quella del mantra spontaneo del respiro: So’Ham, un suono la cui vibrazione si produce spontaneamente respirando.

La vibrazione di questo mantra, il cui significato è “Io sono lui, Io sono Quello”, ci ricorda a ogni respiro la nostra unità con il tutto a cui apparteniamo e ci aiuta a riconoscere la nostra divinità interiore.

Come si partica:

  • Attenua l’illuminazione della stanza e crea un’atmosfera meditativa;
  • Sdraiati nella posizione di shavasana e respira dal naso;
  • Abbandonati completamente a terra e rimani perfettamente immobile osservando lo spazio buio che si estende davanti ai tuoi occhi chiusi;
  • Abbandona il corpo alla terra sempre di più, lascia che diventi sempre più morbido e rilassato;
  • Ripeti mentalmente il mantra SO’HAM in sincronia con il tuo respiro; ripeti SO ad ogni inspirazione e Ham ad ogni espirazione e lascia che il mantra riempia completamente il tuo spazio mentale, se arrivano dei pensieri osservali ma non attaccarti ad essi e continua a ripetere il mantra;
  • Lascia che il respiro porti via tutti i pensieri e le emozioni negative e sentiti sempre più leggera/o e libera/o;
  • Infine, inizia a riprendere contatto con il corpo facendo dei piccoli movimenti e poi stira il tuo corpo come al risveglio.
  • Senza fretta, quando ti senti pronto/a, ritorna in posizione seduta e apri gli occhi.

Conclusione

Il Shunyata è un concetto prezioso che ci fornisce un punto di vista diverso sul vuoto, contemplato come antidoto alla sofferenza che deriva dal concepirsi esseri indipendenti e separati dal tutto.

Quindi il vuoto, la vacuità, si contrappone alla realtà così come noi la vediamo, richiamandoci ad abbandonare qualsiasi visione condizionata e ad abbandonarci all’unica verità che è quella che non si ricerca perché fa già parte di noi.

Purificandoci da tutti i bisogni e le paure che l’attaccamento genera possiamo infatti ottenere la coscienza illuminata del saggio.

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