Jalandhara Bandha, la chiusura della gola: Cos’è e come si pratica

Jalandhara Bandha

Oggi concludiamo il nostro profondo viaggio nel mondo dei Bandha, i sigilli energetici dello Yoga, approfondendo ciò che rappresenta il Bandha più alto, quello della gola: Jalandhara Bandha.

Partiamo dall’etimologia della parola stessa: il termine Jalandhara è formato dalle sezioni Jala, che significa “rete”, e Dhara, che vuol dire “verso l’alto”. È quindi il sigillo della rete che viene portata verso l’alto. Scopriamo insieme la sua storia.

Origini di Jalandhara Bandha

yoga sutra

Troviamo la prima traccia scritta su ciò che sono e rappresentano i Bandha nell’Hatha Yoga Pradipika di Svatmarana, testo enciclopedico dello Yoga risalente al 1300 d.C. circa.
Successivamente possiamo reperire ulteriori informazioni nella Gheranda Samita, databile al 1600 d.C. e testo chiave per la comprensione dell’influenza del Tantra Yoga nell’Hatha Yoga.
In entrambi i testi si afferma che lo Yogin deve “contrarre la gola e porre il mento sul petto” per effettuare Jalandhara Bandha.
Viene quindi data una chiara spiegazione scritta di come effettuare questo sigillo.

Ma perché è così importante? Cosa rappresenta per l’uomo?

L’importanza di Jalandhara Bandha

I Bandha sono fondamentali per guidare la Kundalini Shakti, ovvero l’energia divina latente in ogni uomo, rappresentata come un serpente avvolto nelle sue spire e dormiente alla base della colonna vertebrale. Questa energia scorre lungo la nostra Sushumna, il canale energetico, o Nadi, che attraversa la colonna vertebrale stessa.

L’uomo, tramite pratiche fisiche (Asana), sottili (Pranayama) e spirituali (Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi), può giungere ad uno stato di contemplazione assoluta e di beatitudine.
Il primo a descrivere dettagliatamente questi passi è stato Patanjali nei suoi Yoga Sutra rsalenti al 300 a.C.

Ciò che nella pratica fisica ci può aiutare nella ricerca di questo stato estasiante sono proprio le Asana con il supporto dei Bandha.
Tramite questi ultimi, l’energia Kundalini è aiutata a percorrere Sushumna ed a risalire sino all’apice della testa ed oltre, raggiundendo il Sahasrara Chakra, il loto dai mille petali.

È interessante anche osservare come l’espressione vocale sia ciò che definisca per la prima volta l’ingresso dell’uomo, inteso come singolo individuo, nella vita.
Al momento della nascita è infatti il pianto che permette la prima espansione polmonare, il primo ingresso dell’aria nei polmoni e sancisce il passaggio dell’individuo dal mondo acqueo del liquido amniotico al mondo gassoso dell’aria.
È tramite questa prima espressione vocale del pianto che si va a definire l’effettiva nascita della nuova vita.

Benefici di Jalandhara Bandha

Se praticato nel modo corretto, Jalandhara Bandha può portare numerosi benefici nelle nostre vite. Eccone alcuni:

  • stimola il quinto chakra, ovvero il chakra della gola;
  • regola il flusso del sangue al collo e al cervello portando ad uno stato di rilassamento profondo;
  • stimola il corretto funzionamento della tiroide;
  • stimola il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Come praticare

praticare i bandha

  1. In posizione seduta semplice o nella posizione del Loto (Padmasana) portiamo le mani con i palmi sulle ginocchia;
  2. Sentiamo forti le nostre radici nel terreno ed estendiamo la colonna, portando verso la terra la zona sacrale e verso il cielo la zona della sommità del cranio;
  3. Inspiriamo ed espiriamo profondamente, preparandoci mentalmente per la pratica;
  4. Riempiamo consapevolmente i polmoni e, alla fine dell’inspirazione, portiamo lo sguardo verso l’ombelico, il mento rientrato verso il collo e rivolgiamo il mento in basso a poggiarsi sulla fossetta clavicolare. La sensazione è proprio quella di chiusura della gola (non è infatti possibile né inspirare, né espirare);
  5. Manteniamo la ritenzione senza sforzi;
  6. Prima di espirare, portiamo nuovamente la testa in posizione neutra e poi ritorniamo alla respirazione naturale.

È di fondamentale importanza il fatto di mantenere la ritenzione solo se ci sentiamo a nostro agio e di ricominciare la respirazione normale solo dopo aver riportato la testa in posizione neutra.
Un altro modo per percepire Jalandhara Bandha è quello di praticare la posizione della candela, Salamba Sarvangasana.
In questa Asana, infatti, il collo assume naturalmente la posizione di chiusura.

Salamba Sarvangasana
Salamba Sarvangasana

Quando avremo preso confidenza con i tre Bandha in modo separato l’uno dall’altro, possiamo anche provare ad attivarli tutti e tre, portandoci nel Maha Bandha o “grande Bandha”.
È importante che vengano stimolati dal basso verso l’alto (quindi da Mula Bandha, a Uddiyana Bandha, sino a Jalandhara Bandha) e che si rimanga in uno stato di agio e stabilità.

Controindicazioni della pratica

Viste le implicazioni della pratica a livello di pressione sanguigna e stimolazione dell’apparato cardio-circolatorio, è opportuno evitare la pratica di Jalandhara Bandha nel caso in cui si soffra di gravi scompensi cardiaci, aritmie ed ipertensione.

Anatomia sottile e confronti con la medicina tradizionale cinese

sigillo della gola

Secondo l’anatomia yogica sottile, l’uomo è attraversato da “venti”, chiamati Vayu, che guidano il prana nel corpo e vanno a definirne il flusso e la funzione.
Il Vayu collegato alla gola è l’Udana Vayu, che governa la capacità di espressione dell’individuo verso il mondo che lo circonda.
Questa energia è collegata alla facoltà prettamente vocale ed espressiva.

È avvincente osservare come questa energia sottile yogica sia comparabile all’energia definita come Zeng-Qi nella Medicina Tradizionale Cinese.
La Zeng-Qi è la forza energetica che permea e muove il meridiano del Cuore (la manifestazione del nostro Io) e che viene definita come “energia vera” o “di espressione pura”.
Il meridiano di Cuore, infatti, trova la sua espressione nella lingua e nelle capacità di linguaggio, parte fondamentale per la definizione dell’individuo nella società.

Riferimenti anatomici

Dal punto di vista anatomico, Jalandhara Bandha è collegato alla stimolazione dei seni carotidei.
I seni carotidei sono una dilatazione dell’arteria carotidea interna alla sua origine e sono collocati ai lati della laringe, poco sopra il pomo di Adamo.
Sono di fondamentale importanza per la regolazione della pressione sanguigna, in quanto sono attraversati da un relè nervoso e da barocettori che vanno ad attivare il sistema nervoso parasimpatico tramite una risposta riflessa del nervo vago.
Se stimolati portano quindi ad un abbassamento dei battiti cardiaci e della pressione sanguigna.
Ancora oggi in medicina si utilizza il massaggio dei seni carotidei (eseguito solo da un medico in ambito ospedaliero) per lo studio delle sincopi e dello stato di salute del paziente.

E voi? Cosa ne pensate di questa pratica?

Lettura consigliata

Asana Pranayama Mudra Bandha. Ediz. illustrata
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